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Giornale Italiano di Chirurgia Vascolare 2003 December;10(4):333-46

Copyright © 2004 EDIZIONI MINERVA MEDICA

lingua: Inglese, Italiano

Utilizzo di omoinnesto arterioso in caso di infezione di protesi vascolare. Revisione della nostra esperienza alla luce di uno studio di compatibilità

Odero A. 1, Pirrelli S. 1, Arici V. 1, Piccolo G. 2, Guarino A. 3, Klersy C. 4

1 Vascular Surgery Chair. University of Pavia IRCCS San Matteo Polyclinic, Pavia, Italy 2 North Italian Transplant, Milan Polyclinic, Milan, Italy 3 Italian Allograft Bank Monzino Cardiology Centre, Milan, Italy 4 Biometrics and Clinical Epidemiology Service IRCCS San Matteo Polyclinic, Pavia, Italy


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Obiettivo. L’utilizzo di homograft arterioso rappresenta ormai una diffusa alternativa terapeutica nei casi di infezione di protesi vascolare ed aneurisma micotico. Questo studio si propone di analizzare la nostra casistica in funzione di alcuni fattori eventualmente legati allo sviluppo di complicanze homograft correlate.
Metodi. Tra il dicembre 1994 ed il marzo 2002 sono stati trattati presso la Clinica di Chirurgia Vascolare dell’Università di Pavia, IRCCS Policlinico S. Matteo, 23 pazienti affetti da infezione di protesi vascolare. I pazienti sono stati sottoposti ad intervento di rimozione della protesi infetta e rivascolarizzazione in situ mediante trapianto arterioso omologo. Il follow-up medio è stato di 27,2 mesi (range 40 giorni 77,4 mesi).
Risultati. In 2 casi non è stato possibile impiantare l’homograft: 1 per decesso intraoperatorio del paziente ed 1 per rottura intraoperatoria dell’homograft. La mortalità globale è stata del 34,7% ed il tasso di amputazione del 13%. Nel 34,6% dei casi non è stato isolato alcun germe dalle colture delle protesi rimosse. Il tasso di complicanza homograft correlata perioperatoria è stato del 30,5% con un tempo di comparsa medio di 6 giorni. Il tasso di complicanza homograft correlata a distanza è stato del 39%, con un tempo medio di comparsa di 25,9 mesi. Non è stata rilevata alcuna associazione significativa tra la compatibilità AB0 e lo sviluppo di complicanze homograft correlate. Un’associazione significativa è stata rilevata tra il minor rischio di sviluppare complicanze precoci ed un’età del donatore superiore ai 40 anni.
Conclusioni. Tra i fattori influenzanti lo sviluppo di complicanze homograft correlate l’età del donatore inferiore a 40 anni e la presenza di allergie a farmaci sono risultate associate ad un maggiore rischio di complicanza homograft correlata.

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