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ARTICOLI ORIGINALI   

Giornale Italiano di Chirurgia Vascolare 2001 March;8(1):25-32

Copyright © 2002 EDIZIONI MINERVA MEDICA

lingua: Inglese, Italiano

Risultati delle rivascolarizzazioni distali (Follow-up di 50 casi)

Tassinari L., Carmo M., Mingazzini P., De Angelis G. A. T., Settembrini P. G.

From the Division of Vascular Surgery “S. Carlo Borromeo” Hospital, Milan * 2nd Department of Vascular Surgery University of Milan


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Obiettivo. Descrivere i risultati delle rivascolarizzazioni distali, con particolare riferimento ad alcuni fattori di rischio (diabete, IRC, assenza di vena, IV stadio).
Metodi. Nel periodo giugno 1994-giugno 1999, sono stati eseguiti 50 bypass femoro-distali. L’indicazione chirurgica è stata il salvataggio dell’arto in 42 casi e una claudicatio invalidante in 8. Come materiale protesico, la safena è stata impiegata 30 volte, il composito 14, il sintetico 6. Il follow-up è stato eseguito per un intervallo di tempo da 1 a 54 mesi, con una media di 16 mesi. I controlli di pervietà dei bypass sono stati eseguiti mediante esame Doppler c.w. e, nei casi meritevoli di approfondimento diagnostico, mediante esame angiografico. Oltre alla pervietà primaria e secondaria complessiva nel tempo, abbiamo confrontato la pervietà secondaria a 1 anno tra le seguenti classi di rischio: III vs IV stadio, diabete mellito vs assenza di diabete mellito, diabete mellito con bypass in vena vs diabete mellito con bypass non in vena, diabete mellito al IV stadio vs diabete mellito al III stadio, IRC vs assenza di IRC, diabete mellito al IV stadio con bypass non in vena vs altri diabetici.
Risultati. Il salvataggio dell’arto è stato ottenuto complessivamente in 35 casi (70%). Le pervietà primaria e secondaria a 1 mese sono state rispettivamente pari al 74 e all’82%, a 1 anno al 59 e al 72% e a 3 anni al 54 e al 72%. In nessuno dei confronti tra le diverse classi di rischio considerate è stata ottenuta la significatività statistica. Solo la classe dei diabetici al IV stadio con bypass non in vena sembra ottenere risultati decisamente deludenti.
Conclusioni. Solo in casi estremi sembra giustificato ricorrere all’amputazione primaria.

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