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Giornale Italiano di Chirurgia Vascolare 1999 December;6(4):261-7

Copyright © 2000 EDIZIONI MINERVA MEDICA

lingua: Inglese, Italiano

Determinazione dell’acido urico nelle placche carotidee: possibile mediatore dell’aterosclerosi?

Terzuoli L., Porcelli B., Arezzini L., Giubbolini M., Cappelli A., Landini T., Palasciano G., Setacci C.

Università degli Studi - Siena Istituto di Biochimica ed Eziologia * Cattedra di Chirurgia Vascolare


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Obiettivo. In questo lavoro abbiamo determinato l’acido urico, antiossidante che aumenta nello stress ossidativo, nelle placche ateromasiche, in cui è presente questo fenomeno. Scopo del nostro studio è quello di migliorare le nostre conoscenze sullo stato ossidativo di queste lesioni e individuare una possibile correlazione fra la caratterizzazione biochimica e la loro tipizzazione ultrasonografica. È stato anche determinato l’acido urico nel plasma degli stessi soggetti per individuare una possibile correlazione tra i livelli plasmatici di questo metabolita e quelli contenuti nelle placche, correlazione che, se presente, potrebbe essere di aiuto nel seguire l’evoluzione della lesione ateromatosa attraverso il dosaggio dell’acido urico plasmatico.
Materiali. Le placche carotidee e il plasma erano ottenuti da soggetti, sia asintomatici che sintomatici, sottoposti ad endoarteriectomia carotidea. Le placche erano caratterizzate morfologicamente e distinte in vari tipi mediante eco color-Doppler. L’acido urico era determinato con la cromatografia ad alta pressione (HPLC).
Risultati. Le concentrazioni di acido urico nelle placche (10,3 ±2,2 μg/g) erano molto più basse di quelle plasmatiche (48,7 ±2,4 μg/ml). Non c’era correlazione tra livelli plasmatici e quelli di acido urico nelle placche. Inoltre, questo metabolita non varia fra i vari sottogruppi analizzati.
Conclusioni. L’acido urico sembra avere un ruolo diretto nell’aterosclerosi: l’assenza di correlazione tra i livelli di acido urico plasmatico e quelli contenuti nelle placche confermerebbero che l’acido urico in queste lesioni è legato ad un fenomeno intrinseco dell’intima lesa. Attualmente, considerata la casistica limitata, non è possibile trarre conclusioni sull’utilizzo dell’acido urico plasmatico come indice dell’evoluzione della lesione ateromatosa.

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