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ARTICOLI ORIGINALI   

Giornale Italiano di Chirurgia Vascolare 1998 June;5(2):81-95

Copyright © 2000 EDIZIONI MINERVA MEDICA

lingua: Inglese, Italiano

I vantaggi dell’angiografia perioperatoria nella chirurgia carotidea (APOC)

Jausseran J. M., Ferdani M., Houel F., Rudondy Ph., Del Guercio L., Reggi M., Mangiacotti B.

From the Service de Chirurgie Cardio-Vasculaire Hôpital Saint-Joseph, Marseille (France)


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Obiettivo. L’angiografia perioperatoria, entrata ormai nella pratica quotidiana della chirurgia vascolare, è un esame semplice da eseguire e di facile interpretazione da parte del chirurgo. Il suo scopo è di ridurre l’incidenza di eventi neurologici postoperatori e di contribuire alla prevenzione delle restenosi.
Metodi. Nel 1996 sono stati operati 126 pazienti, di cui 101 maschi e 25 femmine, età media 71 anni (range 42-88 anni).
I fattori di rischio considerati sono stati l’ipertensione arteriosa ritrovata in 56 pazienti (44%), la cardiopatia in 51 pazienti (40%); il diabete è stato segnalato in 18 malati (14%). 38 pazienti (30%) avevano un’arteriopatia obliterante e 56 erano fumatori (44%). Sul piano arteriografico tutti i pazienti erano portatori di stenosi superiori al 60%, con 65 stenosi (50,4%) a carico dell’asse carotideo destro e 64 (49,6%) a carico di quello sinistro. Tre pazienti, essendo stati operati bilateralmente, hanno fatto raggiungere a 129 il numero delle carotidi operate. Nel preoperatorio sul piano clinico 78 pazienti sono stati asintomatici (stadio 0=62%), 42 avevano presentato un attacco ischemico transitorio (TIA) ed 8 una amaurosi fugax (stadio I=33%) ed un paziente presentava un TIA in evoluzione (stadio II=0,8%). Sul piano tecnico 81 carotidi (64%) hanno beneficiato di una TEA per eversione, 35 (27%) di una TEA classica con chiusura con patch in 21 casi, 10 (8%) con bypass e 3 (2,3%) con reimpianto. Un solo paziente è stato sottoposto anche a reimpianto dell’arteria succlavia e due ad un reimpianto dell’arteria vertebrale. Tutti i pazienti hanno beneficiato dell’angiografia perioperatoria carotidea.
Risultati. Nella nostra serie, 70 pazienti (54%) sono stati classificati nel gruppo I (APOC normale), 38 nel gruppo II compresi 12 stenosi ed irregolarità della carotide interna, 22 stenosi della carotide esterna per una «sporgenza di endoarteria» ed 8 stenosi della carotide comune per presenza di uno «scalino»; 15 pazienti (12%) nel gruppo III di cui 3 stenosi serrate della carotide interna e 12 trombosi della carotide esterna. Il gruppo IV include 6 spasmi della carotide interna (4,7%) di cui uno è stato oggetto di una dilatazione chirurgica. Il reintervento è stato necessario in 14 casi (11%) di cui 4 casi (3,1%) a livello della carotide interna (due bypass in PTFE, un patch in Dacron ed una dilatazione strumentale) e 10 casi a livello della carotide esterna (TEA separate). Due trombosi della carotide esterna non sono state operate. Dopo il reintervento l’APOC è risultata normale. Sul piano clinico si sono avuti due eventi neurologici regrediti e nessun decesso o emiplegia. La discussione analizza i vantaggi dell’APOC nella prevenzione, nell’immediato postoperatorio, di eventi neurologici e di restenosi nella chirurgia della carotide. Si può affermare che questa metodica è innocua e che la APOC può essere confrontata con gli esami ad ultrasuoni e con l’angioscopia.
Conclusioni. L’APOC riduce, in quantità modesta, la reale incidenza delle complicanze neurologiche postoperatorie e, per quanto riguarda la sua influenza sulle restenosi a distanza dopo procedura chirurgica, sembrerebbe ridurle da quanto emerge da uno studio in atto.

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