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ARTICOLO ORIGINALE   

Il Giornale Italiano di Radiologia Medica 2018 Gennaio-Febbraio;5(1):81-7

DOI: 10.23736/S2283-8376.18.00022-0

Copyright © 2018 EDIZIONI MINERVA MEDICA

lingua: Italiano

Valutazione quantitativa della steatosi epatica mediante imaging di risonanza magnetica con sequenze dual-phase e multiecho gradient-echo: confronto con spettroscopia 1H

Giulia BESUTTI 1 , Guido LIGABUE 2, Luca NOCETTI 3, Chiara STENTARELLI 4, Giovanni GUARALDI 4, Stefano ZONA 4, Pietro TORRICELLI 2

1 Clinical and Experimental Medicine PHD Program, Università di Modena e Reggio Emilia, Modena, Italia; 2 Struttura Complessa di Diagnostica per Immagini, Dipartimento di Medicina Diagnostica, Clinica e Sanità Pubblica, Azienda Ospedaliero-Universitaria Policlinico di Modena, Modena, Italia; 3 Servizio di Fisica Medica, Azienda Ospedaliero-Universitaria Policlinico di Modena, Modena, Italia; 4 Struttura Complessa di Malattie Infettive, Dipartimento di Medicina, Medicina d’Urgenza e Specialità Mediche, Azienda Ospedaliero-Universitaria Policlinico di Modena, Modena, Italia


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OBIETTIVO: La spettroscopia 1H (magnetic resonance spectroscopy [MRS]), tra le metodiche non invasive, è considerata lo standard di riferimento per la valutazione quantitativa della steatosi epatica, ma negli ultimi anni sono emerse alcune tecniche di imaging di risonanza magnetica, maggiormente disponibili ed applicabili allo studio dell’intero parenchima epatico. Lo scopo di questo studio era quello di valutare diverse tecniche RM (dual-phase gradient-echo e multiecho gradient-echo) nella stima quantitativa della steatosi epatica, utilizzando la MRS come standard diagnostico di riferimento.
METODI: Quarantacinque pazienti HIV-positivi sono stati sottoposti a studio RM della steatosi epatica. Il contenuto lipidico epatico (liver fat content [LFC]) è stato stimato mediante MRS, sequenza dual-phase gradient-echo T1-pesata (DP-LFC) e sequenza multiecho gradient-echo. Per quest’ultima tecnica, LFC è stato stimato sia sullo stesso voxel utilizzato per la MRS (SV-ME-LFC), sia sull’intero parenchima epatico, selezionando 12 regioni di interesse (regions of interest [ROI]) ellittiche su tre diversi livelli (12ROI-ME-LFC) o 3 ROI disegnate manualmente per comprendere l’intero volume epatico sui tre livelli suddetti (WV-ME-LFC). Sono state calcolate le associazioni tra i valori di LFC calcolati con le diverse metodiche attraverso analisi di regressione lineare univariata dopo normalizzazione delle variabili non distribuite normalmente; inoltre attraverso il test di Wilcoxon corretto per confronti multipli sono state studiate le differenze tra i valori di LFC calcolati con le varie metodiche studiate.
RISULTATI: Sono state identificate forti correlazioni tra MRS LFC e DP-LFC (R2=0,96; P<0,001, β=1.23), SV-ME-LFC (R2=0,96; P<0,001, β=0,95), 12ROI-ME-LFC (R2=0,94; P<0,001, β=0,93) e WV-ME-LFC (R2=0,93; P<0,001, β=0,96). Il test di Wilcoxon ha evidenziato differenze statisticamente significative tra MRS LFC e DP-LFC (P<0.001), e tra 12ROI-ME-LFC e DP-LFC (P=0,01).
CONCLUSIONI: Le tecniche di MRI sono affidabili nella valutazione quantitativa della steatosi se confrontate con la MRS. Tutti i metodi MRI analizzati hanno presentato forti correlazioni con la spettroscopia nel calcolo di LFC, tuttavia la multiecho è risultata essere la metodica più accurata.


KEY WORDS: Non-alcoholic fatty liver disease - Congenital visceral steatosis - Fatty liver - Spectrum analysis - Magnetic resonance spectroscopy

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