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REVIEW   

Minerva Urologica e Nefrologica 2006 September;58(3):221-40

Copyright © 2006 EDIZIONI MINERVA MEDICA

lingua: Inglese

La migliore terapia locale per l’alto rischio di recidiva del carcinoma della prostata: il ruolo della chirurgia

Studd R. C., Sowery R. D., Gleave M. E.

The Prostate Centre Vancouver General Hospital, Vancouver, Canada


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Il cancro della prostata ad alto rischio ha un tasso in crescita di recidiva locale e sistemica dopo terapia locale definitiva. Il cancro della prostata ad alto rischio viene definito utilizzando una combinazione di fattori pretrattamento tumore-correlati (livello dell’antigene prostatico specifico, punteggio di Gleason, quantità di campione bioptico esaminato) e di reperti patologici. La cinetica pretrattamento dell’antigene prostatico specifico può consentire l’identificazione di un maggior numero di pazienti ad alto rischio di fallimento del trattamento, che altrimenti sarebbero stati inclusi nei gruppi a basso rischio secondo i sistemi convenzionali di valutazione del rischio.
In uno studio clinico randomizzato, la terapia deprivativa con neoadiuvanti androgeni per 8 mesi prima della prostatectomia radicale si è dimostrata in grado di ridurre significativamente i tassi di margini positivi rispetto alla terapia della durata di 3 mesi; tuttavia, a distanza di 5 anni dall’intervento, non vi è una differenza significativa sui tassi di ricomparsa di antigene prostatico specifico. L’utilizzo precoce della chemioterapia per il cancro della prostata è stato sino ad ora limitato dalla mancanza di un agente chemioterapico efficace per la malattia avanzata. Dati recenti, che confermano il miglioramento della sopravvivenza nella malattia metastatica ottenuto dal trattamento con docetaxel hanno attirato l’attenzione sull’utilizzo precoce della chemioterapia in questi pazienti ad alto rischio.
Le tecniche chirurgiche per questi pazienti ad alto rischio sono ora ben definite e la sfida per lo specialista è di apprenderle e di applicarle con successo in laparoscopia. Tuttavia, i limiti della chirurgia quale unico mezzo per ridurre il rischio di recidive, grazie ai progressi tecnici, sono ben noti. Per continuare a progredire in questo settore sono necessarie strategie multimodali, che siano più efficaci della sola monote-rapia chirurgica per migliorare il decorso dei pazienti ad alto rischio.
La nuova terapia nucleotidica, che ha quale bersaglio la produzione di proteine cellulari, si è dimostrata promettente negli studi di fase 1 sul cancro della prostata. Questa terapia sperimentale si basa sulla comprensione degli effetti che la terapia deprivativa androgena esplica sulle proteine cellulari cancerose prodotte durante i periodi di stress cellulare.

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