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REVIEW  EMODIALISI: IERI, OGGI E DOMANI 

Minerva Urologica e Nefrologica 2010 March;62(1):81-5

Copyright © 2010 EDIZIONI MINERVA MEDICA

lingua: Inglese

Accesso vascolare per emodialisi e complicanze cardiovascolari

Santoro D., Savica V., Bellinghieri G.

Unit of Nephrology and Dialysis, University of Messina, Messina, Italy


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La fistula arterovenosa (FAV) native costituisce la prima scelta di accesso vascolare per il trattamento di emodialisi. Rispetto ad altri accessi vascolari, come la fistola artero-venosa protesica o il catetere venoso centrale a permanenza, la FAV ha dimostrato una significativa riduzione in termini di mortalità cardiovascolare. È necessario, ovviamente, un appropriato flusso ematico, con un flusso 400-800 mL/min in sede distale e un flusso di 800-1500 ml/min in sede prossimale. Di conseguenza, la creazione di una FAV può associarsi ad alterazioni del flusso ematico, della pressione polmonare e della gittata cardiaca. Tutte queste alterazioni emodinamiche possono non comportare conseguenza cardiache, oppure determinare un’insufficienza cardiaca congestizia, soprattutto nel caso di un flusso ematico della FAV superiore a 2000 ml / min. Per questa ragione, lo stato cardiaco del paziente deve determinare la scelta della dialisi e la tipologia di accesso vascolare. Il monitoraggio della funzionalità cardiaca è essenziale, soprattutto nel trattamento dei pazienti ad alto rischio di insufficienza cardiaca congestizia e FAV in sede prossimale. La chirurgia di riduzione dell’accesso vascolare può essere efficace in alcuni casi, altrimenti una valida alternativa può essere rappresentata dalla chiusura della FAV. Tuttavia, i possibili effetti collaterali che possono essere generati dalla chiusura di unna FAV, come un improvviso incremento della pressione venosa periferica sistemica, devono essere tenuti in conto.

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