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Minerva Urologica e Nefrologica 2002 March;54(1):29-36

Copyright © 2002 EDIZIONI MINERVA MEDICA

lingua: Inglese

Diagnosi e trattamento della stenosi aterosclerotica dell’arteria renale (ARAS)

Geddes C. C., Jardine A. G.

From the Renal Unit and *University Department of Medicine and Therapeutics Western Infirmary, Glasgow, United Kingdom


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La stenosi aterosclerotica dell’arteria renale (ARAS) è sempre più spesso causa di ipertensione e di progressiva insufficienza renale cronica. Studi recenti forniscono importanti informazioni circa la fisiopatologia, la storia naturale, la diagnosi e il trattamento dell’ARAS. La fisiopatologia dell’ARAS è più complessa di quanto evidenziato da modelli sperimentali di clippatura delle arterie renali poiché il restringimento patologico dell’arteria renale avviene gradualmente, può essere bilaterale o coinvolgere le arterie intra-renali di più piccolo calibro e spesso concomitano altre nefropatie. I pazienti portatori di ARAS mostrano un’elevata mortalità secondaria alle affezioni concomitanti, mentre la progressione dell’insufficienza renale può essere meno frequente di quanto ritenuto in precedenza. L’arteriografia associata alla risonanza magnetica appare molto promettente ai fini della diagnosi di ARAS perché non invasiva e in grado di fornire dati circa la funzionalità renale. Nei pazienti affetti da ARAS, la concomitanza di lesioni aterosclerotiche in altri distretti vascolari significa che l’assunzione di acido acetilsalicilico, il controllo della pressione arteriosa, la sospensione del fumo e la terapia antilipidica possono determinare una riduzione del rischio di accidenti vascolari. L’efficacia di queste misure sulla progressione dell’ARAS non è chiaramente definita, ma appare probabile. La rivascolarizzazione delle arterie renali occluse rappresenta un’attraente opzione terapeutica nell’ARAS, ma i dati forniti dalle poche indagini controllate e randomizzate finora pubblicate non ne sostengono un’applicazione allargata. Lo stenting arterioso possiede percentuali di successo tecnico più elevate dell’angioplastica, mentre la rivascolarizzazione chirurgica non sembra offrire risultati superiori all’angioplastica. Indagini recenti circa le caratteristiche funzionali e istologiche del parenchima renale irrorato da arterie con lesioni stenotiche di origine aterosclerotica possono riuscire a spiegare perché la rivascolarizzazione non si dimostra sempre utile. I risultati degli studi attualmente in corso possono identificare sottogruppi di pazienti con ARAS in grado di trarre benefici concreti dalla rivascolarizzazione. Nel frattempo, sembra ragionevole utilizzare la rivascolarizzazione nelle seguenti circostanze: ipertensione grave resistente alla terapia medica, insufficienza renale rapidamente progressiva in assenza di cause diverse dall’ARAS e edema polmonare acuto recidivante.

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