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  XIV CONGRESSO DELLA SOCIETA' ITALIANA DI NEFROLOGIA SEZIONE PIEMONTE-VALLE D'AOSTA
(Ivrea, 5 ottobre 1996)
 

Minerva Urologica e Nefrologica 1998 March;50(1):55-9

Copyright © 1998 EDIZIONI MINERVA MEDICA

lingua: Italiano

La stenosi della vena succlavia nei pazienti in emodialisi

Cavatorta F., Campisi S., Zollo A.

USL n. 1 Imperiese - Ospedale - Imperia, Divisione di Nefrologia e Dialisi


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Riportiamo sei pazienti in emodialisi cronica nei quali si è sviluppato un edema imponente dell’arto superiore dopo il confezionamento di una FAV nativa o protesica omolaterale dovuto a stenosi o occlusione della vena succlavia secondaria a pregressi cateterismi della vena stessa o all’inserimento di un pacemaker cardiaco a permanenza. In tutti i casi si è dovuto provvedere alla chiusura della FAV. Considerando il fatto che la stenosi della vena succlavia si sviluppa insidiosamente e rimane in genere asintomatica e che non è possibile riconoscere fattori predisponenti alla comparsa di tale complicanza riteniamo opportuno valutare in tutti i pazienti con precedenti cateterismi della vena succlavia o portatori di pacemaker cardiaco a permanenza la pervietà della vena succlavia prima di creare un accesso vascolare. Viene inoltre consigliato di evitare l’uso della vena succlavia quale accesso vascolare per l’emodialisi e di sostituirlo con la vena giugulare interna di destra e di provvedere ad un trattamento antiaggregante o anticoagulante nei pazienti in emodialisi portatori di pacemaker cardiaco a permanenza. A causa di tutti questi problemi noi abbiamo da vari anni completamente abbandonato nel nostro Centro la pratica del cateterismo della vena succlavia nei pazienti in «end-stage renal failure» e usiamo di preferenza la vena giugulare interna di destra.

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