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Minerva Stomatologica 2008 October;57(10):471-83

Copyright © 2008 EDIZIONI MINERVA MEDICA

lingua: Inglese, Italiano

Impianti postestrattivi immediati nei settori posteriori: descrizione della tecnica e risultati preliminari

Carlino P., Pepe V., Pollice G., Grassi F. R.

Department of Odontostomatology and Surgery, University of Bari, Bari, Italy


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Obiettivo. Questo studio è stato eseguito per valutare il successo terapeutico di impianti transmucosi postestrasttivi nei settori posteriori. L’obiettivo del presente lavoro è anche quello di valutare se i difetti ossei peri-implantari possono essere colmati con l’applicazione di osso e materiale riassorbibile per la rigenerazione guidata dei tessuti.
Metodi. Sono stati selezionati 12 pazienti che necessitavano dell’estrazione di un molare; questi sono stati trattati con il posizionamento immediato di un impianto ITI® (Dental Implant System) nel sito dell’estrazione. La tecnica si avvaleva dell’ausilio della rigenerazione guidata dei tessuti che è stata eseguita con osso bovino deproteinizzato ricoperto da una membrana riassorbibile in collagene. Sono state effettuate 6 misurazioni intrachirurgiche per la valutazione dei difetti ossei peri-implantari. Parametri clinici e radiologici sono stati rilevati dopo 1, 3, 6, 12 e 24 mesi dalla fase chirurgica. La riabilitazione protesica fissa è stata effettuata 3 mesi dopo la chirurgia utilizzando una corona in oro ceramica.
Risultati. La guarigione dei tessuti molli, in tutti i siti, è avvenuta senza complicazioni, indipendentemente dall’ampiezza del difetto osseo. L’esame radiografico ha dimostrato lo stretto contatto tra l’osso peri-implantare e la fixture senza nessun difetto tra osso e impianto. L’esame clinico ha evidenziato l’assoluta stabilità implantare, rispettando i requisiti di Albrektsson.
Conclusioni. L’uso della rigenerazione guidata in associazione con l’inserimento immediato di impianti nei siti posteriori anche in presenza di un ampio difetto osseo, porta a una buona guarigione dei tessuti, già nel primo mese, con la possibilità di caricare protesicamente l’impianto dopo solo 3 mesi.

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