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AGGIORNAMENTI IN PSICHIATRIA NEL 2012
Minerva Psichiatrica 2012 March;53(1):61-78
Copyright © 2012 EDIZIONI MINERVA MEDICA
lingua: Inglese
Progressi nella neuropsicobiologia del suicidio
Cáceda R., Strassnig M. T., Nemeroff C. B.
Department of Psychiatry and Behavioral Sciences, University of Miami Miller School of Medicine, Miami, FL, USA
Circa un milione di persone in tutto il mondo muoiono di suicidio ogni anno. Tra i gruppi più vulnerabili vi sono i militari attivi, gli adolescenti, gli anziani e le persone affette da patologie mentali croniche. I tassi di prevalenza del suicidio variano tra i diversi paesi e tra i diversi gruppi socioeconomici e di età. Oltre il 90% dei suicidi sono commessi da individui con disturbi psichiatrici diagnosticabili. Nonostante quasi tutti i principali disturbi psichiatrici siano associati a un rischio di suicidio maggiore, la depressione è la causa principale in più della metà dei casi. L’osservazione clinica, gli studi epidemiologici, le autopsie psicologiche e la neuroscienza, inclusa la genetica, la neurochimica e l’imaging cerebrale hanno dato importanti risultati che contribuiscono a una migliore comprensione del suicidio. Numerosi fattori biologici sono stati collegati al rischio di suicidio, inclusa la ridotta neurotrasmissione serotoninergica, soprattutto nella corteccia prefrontale ventrale. I deficit nella funzione della corteccia prefrontale ventromediale sono associati a impulsività e processi decisionali ridotti. Un database sempre più ampio suggerisce che anche altre ammine biogeniche e l’asse ipotalamo-ipofisi-surrene (HPA) rivestono un ruolo centrale nella diatesi del suicidio. Fattori cognitivi e psicosociali per l’elevato rischio di suicidio includono la disperazione, il dolore psicologico, l’impulsività, ridotte capacità di risoluzione dei problemi, perfezionismo e scarso sostegno sociale. Nonostante tale concatenazione di progressi, resta virtualmente impossibile predire con precisione il rischio di suicidio in pazienti individuali. È perciò necessario intraprendere ulteriori ricerche che esplorino i fattori neuropsicobiologici predittivi in grado di informare la pratica clinica, al fine di sviluppare un’efficace strategia di prevenzione dei suicidi.