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Minerva Psichiatrica 2008 March;49(1):19-27

Copyright © 2008 EDIZIONI MINERVA MEDICA

lingua: Italiano

Il disturbo d’ansia come comorbidità in medicina: aspetti di psichiatria di liaison

Gentile E., Zullo G., Sterpone S. C. M., Macario P. F., Lerda S., Munno D.

Sezione di Psichiatria Dipartimento di Neuroscienze Università di Torino, Torino


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Obiettivo. I disturbi d’ansia, sia così definiti secondo il Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders (DSM-IV-TR) sia nelle forme sottosoglia, sono fra i disturbi psichiatrici più frequenti nell’ospedale generale. L’obiettivo di questo studio è stato quello di fornire una valutazione degli aspetti clinici e terapeutici dell’ansia nell’ospedale generale differenziando i disturbi d’ansia dalle forme sottosoglia.
Metodi. Lo studio si basa sulle consulenze psichiatriche effettuate dal Servizio di Psicologia Clinica e Psichiatria di Consultazione su un campione di 388 pazienti, nell’arco di un anno. Sono state analizzate le frequenze dei disturbi d’ansia e dei disturbi d’ansia sottosoglia relativamente al totale dei 388 pazienti e ad alcune variabili quali età, sesso, differenti patologie organiche associate e presenza di somatizzazioni. Sono state inoltre esaminate le frequenze relative alla prescrizione delle diverse classi di psicofarmaci. I dati sono stati sottoposti ad analisi statistiche.
Risultati. Da questo studio emergono: una maggiore prevalenza del disturbo d’ansia sottosoglia rispetto al disturbo d’ansia strutturato; una maggiore associazione delle patologie cardiovascolari, rispetto ad altre patologie mediche, con i disturbi d’ansia sottosoglia; una comorbidità nel 70% dei casi delle forme sottosoglia con disturbi depressivi. Inoltre gli interventi terapeutici in psichiatria di consultazione sono soprattutto di tipo psicofarmacologico.
Conclusioni. L’elevata prevalenza delle forme sottosoglia ci porta a sottolineare l’importanza di una tempestiva diagnosi, in particolare in pazienti affetti da patologie cardiovascolari, al fine di prevenire l’evoluzione verso disturbi più gravi e invalidanti. Sarebbe auspicabile, inoltre, valorizzare maggiormente l’intervento psicoterapico, sia come percorso parallelo alla patologia medica sia come presa in carico successiva alla dimissione.

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