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Minerva Psichiatrica 2002 December;43(4):287-94

Copyright © 2002 EDIZIONI MINERVA MEDICA

lingua: Italiano

Sisifo nella terapia integrata

Mungo S.


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La storia dell'integrazione tra terapie biologiche e psicologiche nella cura dei disturbi mentali attraversa tutta la storia della psichiatria, divenendo particolarmente significativa a partire dagli anni '60, quando la diffusione degli psicofarmaci modifica radicalmente l'evoluzione e la prognosi delle malattie mentali. Dopo un iniziale colpo di fulmine che dura sino alla metà degli anni '70, si verifica una drammatica rottura. La riconciliazione diffidente tra psicoterapeuti e psicofarmacologi che si attua nel decennio successivo sembra essere più il prodotto di una generale modificazione culturale che diffonde i concetti di dialogo, assimilazione e complessità, che di una autoctona integrazione di teorie e tecniche diverse. Nell'ambito specifico dei Disturbi dell'Umore si riscontrano posizioni antitetiche che vanno dallo sconsigliare ogni associazione della psicoterapia al trattamento farmacologico, giudicata inutile o dannosa, sino a più recenti rivalutazioni dei trattamenti psicologici, almeno nei casi a più elevata complessità gestionale. Un'altra situazione particolarissima è rappresentata dai Disturbi Bipolari dove l'introduzione degli equilibratori sembrerebbe aver spazzato via ogni necessità di trattamento psicoterapico e dove invece si continua ad assistere ad inspiegabili recidive. La supremazia biotecnologia di farmaci asettici quali gli stabilizzatori viene, infatti, messa in scacco in una serie di situazioni nelle quali l'instabilità emotivo-affettiva che residua dal trattamento farmacologico non è più modificabile biologicamente, ma risulta comprensibile ed elaborabile solamente all'interno di una relazione terapeutica, dove, ancora una volta, l'ineluttabilità del rinnovarsi del lavoro psichiatrico richiama la fatica di Sisifo.

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