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Minerva Ortopedica e Traumatologica 2013 February;64(1):73-81

Copyright © 2013 EDIZIONI MINERVA MEDICA

lingua: Inglese

Outcome di 48 fratture bicolonnari di acetabolo con cinque anni di follow-up

D’Amelio A., Nicodemo A., Favuto M., Schirò M., Violante E., Drogo N., Casale V., Massè A.

Department of Orthopedics and Traumatology, San Luigi Gonzaga Hospital, Orbassano, Turin, Italy


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Obiettivo. Le fratture bicolonnari di acetabolo sono spesso una vera sfida per il traumatologo pelvico, dal momento che richiedono capacità diagnostiche e tecniche chirurgiche impegnative. Questo lavoro analizza i dati della nostra esperienza nel trattamento di queste fratture, valutandone outcome clinico e radiologico e correlazione con i più noti fattori prognostici.
Metodi. Tra il 2002 e il 2009 sono state trattate chirurgicamente 48 fratture bicolonnari di acetabolo presso due strutture ospedaliere dell’Università degli Studi di Torino. L’età media al momento del trauma era di 39 anni, e le donne erano il 25%. Quaranta pazienti sono stati trattati con un approccio singolo ileoinguinale, sette pazienti con un doppio approccio, un paziente direttamente con l’impianto di una PTA su frattura. L’outcome clinico è stato valutato con l’Harris Hip Score modificato, quello radiologico in base ai criteri di Matta.
Risultati. Il valore medio di HHS modificato è stato dell’89,3%. Le riduzioni anatomiche il 47% e i risultati radiologici soddisfacenti a lungo termine il 67%. Sono state registrate complicanze quali ossificazioni etero topiche (2/48), un danno intraoperatorio all’arteria glutea, sei casi di parestesie temporanee del nervo femoro cutaneo, un caso di ipostenia nel territorio di pertinenza del nervo sciatico. Sei pazienti hanno sviluppato artrosi post-traumatica. La qualità della riduzione si è confermata come il più forte fattore prognostico.
Conclusioni. Il trattamento di queste fratture da parte di un chirurgo pelvico con un’accurata riduzione può evitare l’insorgenza di artrosi post-traumatica dell’anca coinvolta.

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