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Minerva Ortopedica e Traumatologica 2008 December;59(6):365-72

Copyright © 2008 EDIZIONI MINERVA MEDICA

lingua: Inglese

Terapia cellulare dell’osteonecrosi dell’anca con trapianto di midollo osseo autologo

Hernigou P., Zilber S., Filippini P., Chouk A., Rouard H., Poignard A.

Hospital Henri Mondor, University Paris XII, Creteil, France


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Tra il 1990 e il 2000 sono stati trattati con decompressione e trapianto di midollo osseo autologo 342 pazienti (per un totale di 534 anche) con osteonecrosi vascolare in stadi iniziali (Stadio I e Stadio II). In questa casistica, il trapianto è stato eseguito con midollo osseo autologo prelevato dalla cresta iliaca dei pazienti sottoposti ad intervento chirurgico per osteonecrosi dell’anca. Dal 1990 al 2000 si è intervenuti su 1359 anche con osteonecrosi; di conseguenza, le 534 anche di questa casistica rappresentano solo il 39% di quelle con osteonecrosi trattate presso la struttura in cui operano gli Autori. Il midollo osseo è stato prelevato con i pazienti sottoposti ad anestesia generale. I siti di prelievo comunemente utilizzati sono stati le creste iliache anteriori. L’aspirato midollare è stato ridotto di volume tramite concentrazione ed è stato quindi iniettato nella testa del femore dopo decompressione del core con un piccolo trocar. Per quantificare il numero di cellule progenitrici trapiantate, le unità di fibroblasti formanti colonie sono state utilizzate quali indicatrici dell’attività cellulare stromale. La sostituzione totale dell’anca è stata necessaria in 94 casi (evoluzione verso il collasso) sui 534 operati prima del collasso (Stadio I e Stadio II). Gli studi MRI post-operatori, confrontati con quelli pre-operatori, hanno dimostrato la scomparsa totale dell’osteonecrosi in 69 casi; queste anche non hanno evidenziato alcuna modificazione alle diverse proiezioni radiografiche. Tutte queste 69 anche presentavano al momento del trattamento con trapianto autologo di midollo osseo un’osteonecrosi della testa del femore di Stadio I. I pazienti che hanno ricevuto un maggior numero di cellule progenitrici trapiantate a livello dell’anca hanno avuto un decorso migliore.

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