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Minerva Ortopedica e Traumatologica 2007 October;58(5):347-52

Copyright © 2007 EDIZIONI MINERVA MEDICA

lingua: Inglese

Prevenzione del tromboembolismo venoso dopo artroscopia di ginocchio: esperienza di sei anni con nadroparina calcica

Pascale W. 1, Mineo G. 2, Pascale V. 2

1 Unit of Knee Arthroscopy and Surgery R. Galeazzi Institute, IRCCS, Milan, Italy 2 Department of Orthopedics University of Milan R. Galeazzi Institute, IRCCS, Milan, Italy


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Obiettivo. L’artroscopia di ginocchio rappresenta la procedura ortopedica più comune, ma sono disponibili pochi dati sull’epidemiologia del tromboembolismo venoso (TEV) dopo questo tipo di intervento chirurgico. Da questo punto di vista, l’artroscopia di ginocchio viene considerata un intervento a basso rischio e in questo caso mancano indicazioni chiare per la profilassi antitrombotica.
Metodi. Dal gennaio 2000 al dicembre 2006 abbiamo valutato prospetticamente 1800 pazienti sottoposti ad artroscopia di ginocchio considerati particolarmente a basso rischio di TEV (senza di fattori di rischio noti e con tempo di laccio inferiore a 30 minuti). A questi pazienti è stata somministrata eparina a basso peso molecolare in base al peso corporeo (nadroparina calcica, da 2850 a 5700 UI, un’iniezione sottocutanea al giorno con inizio a 6 ore dall’intervento) per due settimane. I pazienti sono stati seguiti per due settimane per verificare l’eventuale comparsa di TEV sintomatico, confermata strumentalmente, e/o di sanguinamento.
Risultati. Sono stati documentati 7 casi di trombosi venosa profonda distale (l’incidenza globale della TEV è stata dello 0,38%). Gli effetti collaterali più frequentemente registrati sono stati l’emartrosi lieve e le reazioni locali nel sito di iniezione; non si sono avute emorragie maggiori.
Conclusioni. In questa ampia coorte di pazienti a basso rischio, il TEV sembra essere una complicanza possibile dell’artroscopia di ginocchio ma il rischio viene considerevolmente diminuito dall’utilizzo sistematico della profilassi antitrombotica. Questo studio sembra confermare la fattibilità della profilassi antitrombotica in questi pazienti, con indicazioni incoraggianti per quanto riguarda il rapporto rischio/beneficio. La nostra esperienza potrebbe stimolare sforzi ulteriori per poter valutare meglio questo aspetto medico ancora aperto.

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