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CHIRURGIA COMPLESSA:TECNICHE PARTICOLARI  TENDENZE ATTUALI NELLA MODERNA CHIRURGIA DELL’ANCA. MODE E REALI NOVITÀ NEL 1° IMPIANTO 

Minerva Ortopedica e Traumatologica 2006 August;57(4):279-82

Copyright © 2006 EDIZIONI MINERVA MEDICA

lingua: Italiano

La protesizzazione dell’anca complessa nelle fratture acetabolari

Massè A., Guzzi Susini E., Sandrucci G., Aprato A., Zoccola C.

S.O.D.U. Chirurgia Complessa del Bacino I Clinica Ortopedica e Traumatologica Università degli Studi di Torino, Torino


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Obiettivo. Nell’artrosi post traumatica secondaria a fratture acetabolari la protesizzazione può essere tecnicamente difficoltosa, è gravata da un maggiore tasso di complicanze e fornisce dei risultati clinici inferiori rispetto alla protesizzazione effettuata per altre patologie.
Metodi. In questo lavoro vengono presentati i risultati clinici e radiografici di 38 impianti di protesi d’anca effettuati per fratture acetabolari. L’Harris Hip Score ad un follow-up medio di 27 mesi dall’impianto è risultato pari a 89 di media.
Risultati. Tre pazienti (7,9%) hanno avuto episodi di lussazione postoperatoria. Nei pazienti portatori di componenti di grande diametro non si sono verificati casi di lussazione. Sei pazienti (15,8%) hanno presentato ossificazioni di grado I o II di Brooker. Sono stati effettuati 2 (5,3%) reimpianti per mobilizzazione asettica delle componenti acetabolari.
Conclusioni. Le componenti acetabolari emiellissoidali a pess fit da primo impianto possono essere efficacemente utilizzate nella maggioranza dei casi. L’utilizzo di teste di grande diametro sembra ridurre l’incidenza della lussazione protesica.

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