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  ATTI III CONGRESSO DEL GRUPPO ITALIANO PER LO STUDIO DELL'IPOVISIONE (GISI) (Roma, 7 dicembre 1995) 

Minerva Oftalmologica 1999 September;41(3):109-14

Copyright © 1999 EDIZIONI MINERVA MEDICA

lingua: Italiano

Plasticità neurosinaptica e biostimolazione ottica

Limoli P. G., D’Amato L., Giulotto A., Franzetti M., Carella A.


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In un paziente ipovedente si crea un rapporto anomalo tra la retina funzionalmente integra e e l'elaborazione corticale del segnale retinico percepito. Tuttavia, 2 o 3 mesi dopo la riabilitazione visiva si può spesso assistere ad un certo ripristino delle capacità visive.
Secondo la teoria della plasticità neurosinaptica sarebbe possibile favorire, entro certi limiti, un ricollegamento tra le aree retiniche funzionalmente integre contigue alla lesione e le aree corticali deputate alla visione dei dettagli in un terzo dei casi.
Tale attività viene ottenuta con la neurostimolazione ottica, intendendo con tale termine qualunque azione sia in grado di determinare un'attività elettrofunzionale efficiente in un paziente ipovedente, a livello delle strutture ottiche dedicate alla ricezione, trasmissione e percezione dello stimolo visivo.
La neurostimolazione richiede necessariamente un fabbisogno energetico-metabolico da parte delle strutture nervose sopraddette superiore al normale, in quanto occorre ricreare opportuni collegamenti neurosinaptici intercellulari, non preesistenti.
Con il termine di biostimolazione ottica viene intesa questa azione quando è mediata da sostanze biologicamente attive, a livello della genesi sinaptica, delle membrane cellulari, dei potenziali di membrana.

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