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ARTICOLI ORIGINALI   

Minerva Ginecologica 2004 April;56(2):141-8

Copyright © 2004 EDIZIONI MINERVA MEDICA

lingua: Inglese

Sexually transmitted diseases and pelvic inflammatory disease

Grio R., Latino M. A., Leotta E., Smirne C., Lanza A., Spagnolo E., Perozziello A., Caneparo A., Bello L., Lerro R.


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Obiettivo. L'obiettivo del presente studio consiste nella determinazione della prevalenza nell'area torinese degli agenti patogeni maggiormente implicati nella malattia infiammatoria della pelvi, con particolare attenzione ai fattori di rischio a cui risulti esposta la popolazione analizzata nello studio.
Metodi. Durante il periodo compreso tra il 1° gennaio 1997 e il 31 dicembre 2001, un totale di 13809 pazienti di sesso femminile, di età compresa tra i 14 e 54 anni, tutti soggetti fertili e sessualmente attivi, sono state esaminate per la prima volta presso l'Ospedale S. Anna di Torino per la diagnosi di malattie sessualmente trasmesse. Un totale di 5559 pazienti non selezionate sono state suddivise in 2 gruppi, a seconda della presenza (n=1721) o dell'assenza (n=3838) di sintomi soggettivi legati alla malattia infiammatoria della pelvi. Entrambi i gruppi sono stati sottoposti a un test batteriologico cervico-vaginale per i patogeni più comuni, Candida spp., T. vaginalis, vaginosi batterica, C. trachomatis, Mycoplasma spp., N. gonorrhoeae. La prevalenza di ciascun microrganismo è stata associata ai dati anamnestici raccolti per mezzo di un questionario predeterminato sottoposto a tutte le pazienti. Il questionario comprendeva dati di tipo personale: età al momento del primo rapporto sessuale, numero di partner nel corso degli ultimi 6 mesi, tipo di contraccettivi utilizzati. L'analisi statistica è stata condotta per mezzo di un test x2.
Risultati. In base alla nostra analisi, 2 fattori si sono dimostrati decisivi per una corretta diagnosi di malattia infiammatoria della pelvi: la presenza di una sintomatologia soggettiva e un'anamnesi finalizzata prevalentemente alla valutazione dei fattori di rischio. Questo risultato risulta essere in accordo con quanto è stato più volte sottolineato in letteratura, ovvero che la maggior parte di queste infezioni presenta una sintomatologia scarsa o del tutto assente.
Conclusioni. Una maggiore attenzione prestata alla raccolta dei dati anamnestici potrebbe dunque rappresentare l'elemento determinante per focalizzare le indagini cliniche sulle pazienti che presentano un rischio più elevato di contrarre malattie sessualmente trasmesse.

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