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  CARDIOLOGIA INTERVENTISTICA 

Minerva Medica 2012 December;103(6):487-502

Copyright © 2012 EDIZIONI MINERVA MEDICA

lingua: Inglese

Patologia iatrogena degli interventi percutanei nelle arterie coronariche

Li X. 1, De Winter R. J. 2, Van Der Wal A. C. 3

1 Department of Pathology, Academic Medical Center, University of Amsterdam, Amsterdam, The Netherlands; 2 Department of Cardiology, Academic Medical Center, University of Amsterdam, Amsterdam, The Netherlands; 3 Department of Pathology, Academic Medical Center, University of Amsterdam, Amsterdam, The Netherlands


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Le sindromi coronariche acute (ACS) rappresentano le manifestazioni cliniche di patologie coronariche improvvise di limitazione del flusso, che portano ad ischemia miocardica acuta o necrosi. Il trattamento di stenosi coronarica progressiva o occlusione trombotica acuta mediante intervento coronarico percutaneo (PCI) con dilatazione a palloncino e impianto di stent mira a ridurre il rischio di ischemia miocardica o necrosi, ripristinando il flusso coronarico. Tuttavia, essendo una tecnica invasiva, è associata a un rischio periprocedurale ed eventualmente anche al rischio di complicanze a lungo termine. L’esame patologico delle arterie coronariche aterosclerotiche dopo il trattamento PCI ha dimostrato essere molto utile per fornire informazioni su questa patologia iatrogena. È importante sottolineare che il substrato patologico del segmento dell’arteria coronarica trattata nei pazienti con sindrome coronarica acuta è molto diverso dai segmenti delle arterie coronariche dei pazienti affetti da coronaropatia stabile. Tali studi hanno dimostrato che, oltre al trauma fisico indotto da un palloncino o da uno stent, anche le proprietà istomorfologiche e biologiche specifiche delle placche coronariche trattate svolgono un ruolo importante nel rischio di complicanze vascolari correlate a PCI. Le complicanze maggiori, che sono la trombosi e la ristenosi, si sono ridotte in modo significativo negli ultimi anni. Eppure, la trombosi tardiva da stent rimane un problema limitato, ma clinicamente importante, dopo il posizionamento di stent medicati DES, principalmente correlato al ritardo nella guarigione delle ferite da stent e dall’interruzione precoce della terapia antiaggregante. Inoltre, la ristenosi resta un problema nel gruppo ancora grande di pazienti trattati con stent di metallo nudo (BMS) in tutto il mondo. Sia nel caso di DES, sia di BMS, l’evidenza emergente da recenti studi istopatologici su stent coronarici resecati dimostra che il risultato del PCI può essere influenzato dalla presenza di neo-aterosclerosi in stent, più frequente nel caso di DES rispetto a BMS, che a sua volta, nel lunghissimo termine, può stimolare sia la trombosi, sia la ristenosi.

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