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REVIEW   

Minerva Medica 2011 October;102(5):373-9

Copyright © 2011 EDIZIONI MINERVA MEDICA

lingua: Inglese

L’importanza della riduzione della frequenza cardiaca nelle malattie cardiovascolari: effetti dell’ivabradina

Vizzardi E., Bonadei I., D’Aloia A., Del Magro F., Piovanelli B., Bontempi L., Curnis A., Dei Cas L.

Section of Cardiovascular diseases, Department of Experimental and Applied Medicine, University of Study of Brescia, Brescia, Italy


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La frequenza cardiaca rappresenta uno dei determinanti principali della gittata sistolica, del consumo miocardico d’ossigeno e del flusso coronarico sia in condizioni fisiologiche che patologiche. l dati clinici e sperimentali hanno dimostrato come la riduzione della frequenza cardiaca sia il maggior meccanismo sia per migliorare la perfusione miocardica durante ischemia, sia la funzione ventricolare sinistra, per ridurre il rischio di rottura della placca ateromasica e per migliorare la prognosi nella cardiopatia ischemica cronica. Anche se i betabloccanti rappresentano la miglior classe di farmaci con effetto cronotropo negativo, il loro utilizzo è limitato da alcune controindicazioni. L’ivabradina è una nuova molecola cronotropa negativa che riduce la frequenza di scarica delle cellule pacemaker del nodo seno atriale con meccanismo diverso rispetto ai betabloccanti. Lo scopo di questa revisione è stato quello di illustrare i principali trials clinici che dimostrano il ruolo dell’ivabradina nella pratica clinica.

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