Home > Riviste > Minerva Medica > Fascicoli precedenti > Minerva Medica 2011 August;102(4) > Minerva Medica 2011 August;102(4):289-307

ULTIMO FASCICOLO
 

JOURNAL TOOLS

eTOC
Per abbonarsi
Sottometti un articolo
Segnala alla tua biblioteca
 

ARTICLE TOOLS

Estratti
Permessi

 

REVIEW   

Minerva Medica 2011 August;102(4):289-307

Copyright © 2011 EDIZIONI MINERVA MEDICA

lingua: Italiano, Inglese

Change pain: cambiare l’approccio al dolore cronico

Coluzzi F. 1, Berti M. 2

1 Department of Medical Surgery Sciences and Biotechnologies, Sapienza University of Rome, Rome, Italy; 2 Unit of Anesthesiology and Resuscitation, Department of Surgery, Parma University Hospital, Parma, Italy


PDF


Il dolore cronico ha una prevalenza in Italia pari a circa il 26%, una percentuale alta che giustifica l’impegno da parte di specialisti e medici di medicina generale in questo campo. Dallo studio dei vari sistemi di trattamento appare però chiaro come sia necessario un cambiamento radicale nell’approccio alla malattia dolore. Con questo obbiettivo un gruppo internazionale di esperti (CHANGE PAIN International Advisory Board) ha cercato di evidenziare i limiti degli attuali schemi di cura ed ha proposto delle strategie. Sono state individuate delle criticità come la scarsa o insufficiente comunicazione medico-paziente, la difficile definizione quali-quantitiva del dolore, l’ardua gestione degli effetti avversi e del “circolo vizioso” indotto dalle attuali terapie, cause di scarsa compliance al trattamento antalgico se non di interruzione dello stesso. Inoltre è stato evidenziato un limite dell’attuale prassi terapeutica il considerare l’intensità del dolore come unico parametro di riferimento per il suo trattamento. Il gruppo di esperti suggerisce una strategia per ottenere migliori risultati in questo campo: 1) condivisione di un patto terapeutico tra medico e paziente basato su una efficace comunicazione, piuttosto che esclusivamente sull’informazione; 2) identificazione di obiettivi terapeutici precisi che permettano di raggiungere un equilibrio tra riduzione del dolore e ed effetti avversi; 3) adozione di trattamenti farmacologici che rispondano almeno parzialmente ad un approccio basato sul meccanismo patogenetico, piuttosto che esclusivamente sull’intensità del dolore.

inizio pagina