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REVIEW  CLINICAL ADVANCES IN HYPERTENSION 

Minerva Medica 2006 August;97(4):299-312

Copyright © 2006 EDIZIONI MINERVA MEDICA

lingua: Inglese

Sindrome da apnee ostruttive del sonno e ipertensione: epidemiologia, meccanismi e terapia

Phillips C. L. 1, 2, Cistulli P. A. 1

1 Sleep and Circadian Research Group Woolcock Institute of Medical Research University of Sydney, Sydney, Australia 2 Centre for Sleep Health and Research Royal North Shore Hospital, St. Leonards, Australia


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La sindrome da apnee ostruttive del sonno (obstructive sleep apnea syndrome, OSAS) è un comune disturbo della respirazione osservato durante il sonno. Evidenze sempre maggiori suggeriscono che l’OSAS sia indipendentemente associata a un aumentato rischio di malattie cardiovascolari, sebbene l’entità del rischio e i meccanismi sottostanti debbano essere ancora elucidati. Tuttavia, vi è una chiara evidenza derivante da studi epidemiologici e fisiopatologici di una relazione causale tra OSAS e ipertensione. Le modificazioni emodinamiche e autonomiche acute che accompagnano le apnee ostruttive durante il sonno, associate a frequenti risvegli e ipossiemia intermittente, sembrano essere responsabili di ipertensione sostenuta. In aggiunta agli effetti metabolici e umorali dell’obesità, l’OSAS sembra pertanto predisporre l’individuo a un disequilibrio autonomico caratterizzato da iperattività simpatica, alterati meccanismi baroriflessi e alterazioni della funzione vascolare. La terapia dell’OSAS ripristina la normale architettura del sonno e in genere mitiga gli effetti emodinamici acuti dell’OSAS. Il trattamento dell’OSAS sintomatica, e particolarmente dei casi più severi, sembra associarsi a un miglioramento dei valori pressori, sia durante il sonno sia durante la veglia, e può determinare ulteriori effetti benefici nei soggetti ipertesi e/o resistenti ai farmaci anti-ipertensivi. Il gruppo di pazienti con OSAS più severa sembra essere a rischio particolarmente elevato di sviluppare eventi cardiovascolari fatali e non fatali e il trattamento con CPAP sembra ridurre spiccatamente tale rischio. Ulteriori studi di intervento condotti per un periodo maggiore degli attuali 1-2 mesi sono necessari per valutare più compiutamente gli eventuali miglioramenti nel tempo dei valori pressori e del rischio cardiovascolare di questi soggetti.

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