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REVIEW   

Minerva Ginecologica 2005 December;57(6):579-92

Copyright © 2005 EDIZIONI MINERVA MEDICA

lingua: Inglese

Menopause and disorders of the central nervous system

Henderson V. W.


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L'interruzione della produzione ovarica di estrogeni, che compare in menopausa, ha la potenzialità di influenzare la funzione del sistema nervoso centrale, così come di provocare diversi disturbi neurologici che colpiscono le donne di mezza età o anziane, comprendenti la perdita di memoria, un lieve peggioramento della funzione cognitiva, l'ictus su base ischemica, il morbo di Parkinson e quello di Alzheimer. Durante la mezza età, vi sono evidenze osservazionali che la perdita di memoria episodica non è sostanzialmente influenzata dalla menopausa naturale o dall'uso di terapia ormonale contenente estrogeni, ma gli studi clinici a breve termine suggeriscono che la terapia ormonale possa avere beneficio sulla memoria verbale dopo menopausa chirurgica. I dati degli studi clinici indicano che la terapia ormonale non riduce, semmai può aumentare, l'incidenza di ictus. Il morbo di Parkinson e quello di Alzheimer sono due delle patologie neurodegenerative più comuni. Gli estrogeni influenzano le vie dopaminergiche nell'ambito del sistema nervoso centrale. Tuttavia, le evidenze osservazionali disponibili sono limitate e non dirimenti circa un qualsiasi ruolo giocato dalla terapia ormonale nell'influenzare il rischio di comparsa di morbo di Parkinson, una malattia dei neuroni dopaminergici. Infine, gli studi clinici indicano che la terapia ormonale non dovrebbe essere iniziata nella tarda menopausa con l'obiettivo di migliorare la memoria, di prevenire il declino cognitivo, del ridurre il rischio di comparsa di demenza o di migliore i sintomi del morbo di Alzheimer. Un'importante priorità per la ricerca clinica è quella di determinare se la terapia ormonale somministrata durante la transizione menopausale e la fase precoce della postmenopausa abbia effetti a lungo termine sugli aspetti cognitivi o sul rischio di comparsa di demenza. L'ipotesi da verificare è se gli effetti sul morbo di Alzheimer della terapia ormonale precoce possano essere diversi da quelli di una terapia iniziata nella fase tradiva della postmenopausa, dal momento che evidenze convincenti non sono ancora state ottenute.

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