Home > Riviste > Minerva Ginecologica > Fascicoli precedenti > Minerva Ginecologica 2000 March;52(3) > Minerva Ginecologica 2000 March;52(3):83-94

ULTIMO FASCICOLO
 

JOURNAL TOOLS

eTOC
Per abbonarsi PROMO
Sottometti un articolo
Segnala alla tua biblioteca
 

ARTICLE TOOLS

Estratti

 

REVIEW   

Minerva Ginecologica 2000 March;52(3):83-94

Copyright © 2000 EDIZIONI MINERVA MEDICA

lingua: Italiano

Il carcinoma microinvasivo della cervice uterina (Fattori di rischio e scelte terapeutiche)

Gentili C., Calcinai A., Cristofani R.


PDF


Obiettivo dello studio era analizzare la stadiazione e associazione tra profondità d'invasione stromale, interessamento degli spazi linfonodali e metastasi linfonodali con ricorrenza di malattia e mortalità nel carcinoma della cervice uterina.
Attraverso una ricerca Medline sono stati raccolti i dati riferibili a 16 casistiche riportate da diversi Autori in un arco di tempo compreso tra il 1980 e il 1996; gli articoli sono stati scelti in base all'esposizione di dati sulla profondità d'invasione, l'interessamento degli spazi linfovascolari, le metastasi linfonodali e il tasso di mortalità in modo da ricercare l'eventuale correlazione tra i primi tre e l'ultimo dei fattori elencati.
I risultati di queste casistiche sono stati raggruppati allo scopo di:
1) determinare la associazione tra profondità d'invasione stromale e frequenza di metastasi linfonodali;
2) stabilire l'importanza dell'invasione degli spazi linfovascolari nel determinismo della prognosi;
3) verificare il tipo d'intervento più idoneo ai fini dell'evoluzione di malattia.
La revisione dei dati da noi raccolti evidenzia che la profondità d'invasione stromale è il fattore prognostico più importante nel carcinoma della cervice uterina e che il limite critico oltre il quale la prognosi peggiora nettamente è 3 mm.
L'invasione degli spazi infovascolari è un parametro correlato alla probabilità di sviluppare metastasi linfonodali ed alla prognosi, che a sua volta sembra dipendere solo dalla profondità d'infiltrazione neoplastica; non può essere quindi considerato un fattore di prognosi indipendente. E' emerso inoltre che le terapie radicali non danno reali miglioramenti ai fini dell'evoluzione di malattia rispetto alle terapie conservative, che secondo noi rappresentano il trattamento più idoneo per le pazienti in stadio IA.

inizio pagina