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REVIEW   

Minerva Cardioangiologica 2007 June;55(3):325-33

Copyright © 2007 EDIZIONI MINERVA MEDICA

lingua: Inglese

Il sistema nervoso autonomo nella genesi delle aritmie nell’insufficienza cardiaca cronica: implicazioni per la stratificazione del rischio

Piepoli M. F., Capucci A.

Department of Cardiology G. da Saliceto Hospital, Piacenza, Italy


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La morte cardiaca improvvisa (sudden cardiac death, SCD) è una delle cause principali di morbidità e mortalità in pazienti con insufficienza cardiaca cronica (chronic heart failure, CHF). Vi è una variazione circadiana della frequenza di SCD. La terapia con beta-bloccanti reduce in maniera significativa l’incidenza di SCD. Queste osservazioni cliniche suggeriscono una stretta associazione tra aritmie ventricolari e attività simpatica. L’identificazione dei pazienti a rischio è uno dei principali problemi clinici non solo per l’imprevedibilità dell’evento ma anche per la continua crescita del numero di pazienti. Il defibrillatore cardiaco impiantabile (implantable cardioverter-defibrillator, ICD) è molto efficace nell’interrompere tachiaritmie ventricolari rischiose per la vita. Al momento, l’1-2% della popolazione è affetta da insufficienza cardiaca e il numero è in continua crescita, ma gli ICD sono ancora dispositivi costosi. La sfida sta nell’identificare pazienti con insufficienza cardiaca con un rischio significativo di aritmia che pertanto beneficerebbero realmente dell’impianto di un ICD in aggiunta alle altre strategie antiaritmiche. La nostra capacità di identificare pazienti con insufficienza cardiaca a rischio per morte antiaritmica è lontana dall’essere soddisfacente. L’analisi della variabilità della frequenza cardiaca e della sensibilità del baroriflesso sono state ampiamente utilizzate per ottenere informazioni sulla modulazione autonomica del nodo del seno al fine di identificare pazienti a rischio. La combinazione dei risultati di diversi test non invasivi, come la riduzione della frazione d’eiezione e la positività del test delle onde T alternanti, potrebbe non soltanto fornire informazioni prognostiche generali ma anche facilitare l’identificazione appropriata di pazienti a rischio, che trarrebbero un beneficio dalla terapia antiaritmica.

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