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Minerva Cardioangiologica 2006 December;54(6):763-72

Copyright © 2006 EDIZIONI MINERVA MEDICA

lingua: Inglese

Validità degli indici clinici nella valutazione del rischio cardiovascolare nella chirurgia extracardiaca

Caruso G. A. 1, Capodanno D. 1, Giannone M. T. 1, Giannazzo D. 1, Monte I. 2, Nigro P. 2, Sorrentino F. 2

1 Operative Unit of Cardiology Azienda Policlinico University of Catania, Catania, Italy 2 Department of Internal and Specialty Medicine Azienda Policlinico University of Catania, Catania, Italy


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Obiettivo. La visita cardiologica preoperatoria in elezione rappresenta per le unità operative di cardiologia un impegno sempre più pressante, in cui particolarmente significativo è il problema della gestione del flusso diagnostico. Scopo del nostro studio è verificare la validità dei 4 più utilizzati indici clinici di rischio cardiovascolare perioperatorio nella gestione del paziente che si sottopone a chirurgia non cardiaca.
Metodi. Lo studio si basa sull’analisi retrospettiva della gestione di un gruppo di 45 pazienti sottoposti nel biennio 2002-2004 a interventi di chirurgia extracardiaca. Sono stati applicati gli score di rischio cardiovascolare di Goldman, Detsky, Lee ed Eagle, ed è stato eseguito un confronto tra la gestione dei pazienti senza o con l’applicazione delle linee comportamentali suggerite dagli indici clinici.
Risultati. Sei dei 45 pazienti della casistica oggetto dello studio sono andati incontro a complicanze cardiovascolari perioperatorie, con 4 decessi. Gli indici di Eagle e Lee si sono rivelati superiori agli indici di Goldman e Detsky in termini di predittività. Dei 13 esami ecocardiografici richiesti dalla nostra struttura, nessuno ha modificato il rischio preoperatorio dei pazienti che vi si sono sottoposti.
Conclusioni. L’indice di Eagle si è mostrato più utile nella valutazione preoperatoria del rischio e sopperisce in maniera ottimale ai limiti del valore predittivo negativo delle scale di Goldman e Detsky. L’applicazione preventiva degli indici clinici permette di ottimizzare la stratificazione preoperatoria del rischio, limitando la richiesta di esami inutili e consentendo una gestione perioperatoria più appropriata del paziente, riducendo l’incidenza di complicanze.

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