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  CASI CLINICI 

Minerva Cardioangiologica 2006 April;54(2):277-84

Copyright © 2006 EDIZIONI MINERVA MEDICA

lingua: Inglese

Tromboembolia polmonare acuta sub-massiva con D-dimero negativo. Descrizione di un caso clinico

Di Grande A., Tomaselli V., Massarelli L., Narbone G., Sabbia C. M., Noto P., Amico S., Nigro F., Di Mauro A.

Unit of Emergency Medicine and Surgery S. Elia Hospital, Caltanisetta, Italy


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La tromboembolia polmonare è una patologia relativamente frequente in area d’emergenza. La diagnosi, spesso difficile, si basa sulla stratificazione del rischio, sulla rilevazione delle manifestazioni cliniche e su una complessa diagnostica strumentale, radiologica e laboratoristica. Particolare importanza riveste il dosaggio ematico del D-dimero, test dotato di bassa specificità ma di un’elevatissima sensibilità. Tali caratteristiche ne suggeriscono l’utilizzo come screening al fine dell’esclusione di un processo tromboembolico polmonare in atto.
Riportiamo il caso di una donna di 74 anni recatasi al Dipartimento di Emergenza per la comparsa improvvisa di dispnea insorta 4 ore prima, in cui i livelli plasmatici di D-dimero (test immunoturbidimetrico al latex) erano nei limiti della norma (253 ng/ml; valore normale 278 ng/ml). A dispetto della normalità del D-dimero, la paziente venne sottoposta a TC spirale del torace con mezzo di contrasto, che mise in evidenza una forma sub-massiva di tromboembolia polmonare interessante il ramo principale dell’arteria polmonare di destra e i rami lobari medio e inferiore omolaterali. Un esame eco-color-Doppler cardiaco dimostrò una dilatazione delle sezioni cardiache destre con pressione telediastolica in arteria polmonare stimata in 74 mmHg (valore normale 4-12 mmHg). Un secondo dosaggio del D-dimero a distanza di 12 ore dal primo risultò essere ancora nella norma (274 ng/ml) e soltanto in IV giornata ne fu rilevato un aumento significativo (1017 ng/ml).
Gli Autori prendono spunto dal caso in esame, alquanto emblematico vista l’entità del tromboembolismo polmonare, per stigmatizzare le difficoltà che tale diagnosi comporta, nonostante le indicazioni fornite dalle attuali linee guida.

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