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Minerva Cardioangiologica 2000 April-May;48(4-5):111-6

Copyright © 2000 EDIZIONI MINERVA MEDICA

lingua: Italiano

Tromboembolectomia con catetere di Fogarty (Nostra esperienza clinica)

Borioni R., Garofalo M., Albano P., Colagrande L., Seddio F., Buratta M. M., Giannetta P.


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Obiettivo. La tromboembolectomia (TE) con catetere di Fogarty dopo essere stata a lungo utilizzata come trattamento di scelta delle ostruzioni arteriose acute, nell'ultimo decennio è stata messa in discussione in favore del trattamento con terapia trombolitica loco-regionale.
Metodi. Sono stati analizzati retrospettivamente 66 casi di pazienti sottoposti a TE con catetere di Fogarty per ischemia acuta di un arto. Abbiamo escluso dallo studio i pazienti nei quali l'evento ischemico era dipendente da un'accertata patologia aterosclerotica di base e che di conseguenza erano stati trattati con rivascolarizzazione diretta. I pazienti sono stati suddivisi in 4 categorie: 1) embolia arto superiore, 2) embolia arto inferiore, 3) trombosi su arteriopatia arto inferiore o su graft, 4) trombosi post-traumatica.
Sono stati sottoposti a TE dell'arto superiore 12 pazienti e dell'arto inferiore 54. Nel 57,5% dei pazienti era presente fibrillazione atriale.
Risultati. La procedura ha avuto successo in 59 casi (89,4%). Nel 35,1% (19/54) dei pazienti con ischemia degli arti inferiori, appartenenti ai gruppi 2 e 3, si sono rese necessarie procedure chirurgiche aggiuntive (arterioplastica, bypass, ulteriore embolectomia). I risultati sono stati ottimali invece per i gruppi 1 e 4. Sette pazienti dei 54 trattati per ischemia dell'arto inferiore (12,9%) sono stati sottoposti ad amputazione maggiore, mentre la mortalità ospedaliera è stata simile per l'arto inferiore e per quello superiore (31,4 e 33,3% rispettivamente).
Conclusioni. La TE con catetere di Fogarty, portando alla risoluzione dell'ischemia arteriosa acuta in un'alta percentuale di casi, sembra essere ancora una valida alternativa terapeutica da utilizzare in particolar modo nei centri dove si possano applicare tecniche complementari aggiuntive nei casi di insuccesso.

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