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Minerva Anestesiologica 2006 April;72(4):235-42

Copyright © 2006 EDIZIONI MINERVA MEDICA

lingua: Italiano, Inglese

Trauma cranico severo: gestione e prognosi

Pace M. C., Cicciarella G., Barbato E., Maisto M., Passavanti M. B., Gazzerro G., Barbarisi M., Aurilio C.

Department of Anesthesiological Surgical and Emergency Sciences Second University of Naples, Naples, Italy


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Obiettivo. Lo studio valuta l’efficacia del trattamento precoce nel traumatizzato cranico severo valutando la sopravvivenza e il recupero funzionale dei pazienti.
Metodi. Abbiamo suddiviso 184 pazienti in 2 gruppi (Gruppo A: ricovero entro la prima ora dal trauma e Gruppo B successivamente). Per mantenere la pressione arteriosa media (PAM) >90 con una pressione di perfusione cerebrale (PPC) >70 mmHg abbiamo utilizzato plasma expanders; in 76 pazienti, con PAM <90 mmHg, abbiamo somministrato dopamina e in 5 noradrenalina. In 157 pazienti abbiamo impostato una ventilazione meccanica (VM). Per l’intubazione orotracheale e per l’analgo-sedazione abbiamo somministrato: propofol (2 mg/kg in bolo+1 mg/kg/h)+ midazolam (0,03 mg/kg/h)+cisatracurio besilato (0,2 mg/kg) in 113 pazienti, oppure tiopentone sodico (TPS) (4 mg/kg in bolo+1-2 mg/kg/h)+cisatracurio besilato (0,2 mg/kg) in 44 pazienti con ipertensione endocranica e crisi convulsive. Dopo la miorisoluzione, abbiamo somministrato remifentanil (0,075 µg/kg/min). In 57 casi è stata effettuata una decompressione chirurgica. I dati sono stati analizzati mediante il test «t» di Student.
Risultati. I decessi sono stati significativamente inferiori nel Gruppo A (P<0,05); 9 pazienti del gruppo A e 21 del Gruppo B sono deceduti entro 24 h (P<0,05), mentre 15 pazienti del Gruppo A e 21 del Gruppo B, successivamente.
Al recupero delle funzioni vitali, 53 pazienti del Gruppo A e 34 del Gruppo B, sono stati trasferiti in un reparto di medicina (P<0,0001); mentre 15 pazienti del Gruppo A e 16 del Gruppo B, in una struttura riabilitativa motoria (P<0,05).
Conclusioni. La prevenzione, il trattamento precoce delle complicanze e il mantenimento dell’omeostasi, favoriscono una migliore prognosi nella sopravvivenza, nel recupero funzionale e nella riduzione dei costi economici e sociali.

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