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Minerva Anestesiologica 2006 April;72(4):223-34

Copyright © 2006 EDIZIONI MINERVA MEDICA

lingua: Italiano, Inglese

Procedure chirurgiche e anestesiologiche ed esito per i pazienti in un grande ospedale universitario, in un grande ospedale cittadino, e in un ospedale di provincia

Barbone G. 1, Oreste N. 2, Pagliarulo R. 3, Verrastro P. 4, Stanzione O. 2, Dormio P. 3, Fiore T. 4

1 Anesthesia and Intensive Care Unit Azienda Ospedaliera Consorziale Policlinico, Bari, Italy 2 Anesthesia and Intensive Care Unit S. Paolo Hospital, ASL BA 4, Bari, Italy 3 Anesthesia and Intensive Care Unit S. Giacomo Hospital, ASL BA 5 Monopoli (Bari), Italy 4 Anesthesia and Intensive Care Unit Department of Emergency and Organ Transplantation University of Bari, Bari, Italy


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Obiettivo. Lo studio è stato intrapreso per valutare l’outcome dei pazienti all’interno di una rete di ospedali allo scopo di programmare in futuro eventuali modifiche strutturali e comportamentali.
Metodi. Per un periodo di 2 settimane sono state osservate tutte le procedure chirurgiche e anestesiologiche in pazienti richiedenti un qualsiasi tipo di anestesia in 3 ospedali: un ospedale universitario di una città capoluogo (A), un ospedale non universitario di una città capoluogo (B), e un ospedale di una città di provincia (C).
Sono state valutate la patologia principale e quelle coesistenti oltre al trattamento chirurgico e anestesiologico per valutare l’outcome dei pazienti.
Inoltre sono state considerate, per ciascun paziente, la classe ASA, la lunghezza dell’intervento chirurgico, la durata del ricovero, le trasfusioni di sangue o derivati, le complicanze.
Risultati. I risultati dimostrano che i pazienti ricoverati nell’ospedale A sono stati valutati in classi di rischio ASA più elevate e hanno subito interventi chirurgici di durata superiore con maggiore incidenza di chirurgia maggiore.
L’outcome risulta soddisfacente: il 30% dei pazienti negli ospedali A e B e il 50% in C è stato dimesso entro la seconda giornata dall’intervento.
La percentuale di mortalità è risultata bassa: sono stati osservati solo 3 decessi in A e nessuno in B e C nei primi 2 giorni. Gli ospedali B e C hanno mostrato un più elevato impiego di tecniche moderne quali il ricorso alla emotrasfusione autologa e l’impiego di blocchi nervosi centrali e periferici, con un rapporto costo-benefici più favorevole rispetto all’ospedale universitario.
Conclusioni. Lo studio ha dimostrato risultati soddisfacenti ma è necessario ripeterlo a distanza di tempo per valutare variazioni ed eventuali miglioramenti nel trattamento dei pazienti.

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