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Minerva Anestesiologica 2004 June;70(6):503-8

Copyright © 2004 EDIZIONI MINERVA MEDICA

lingua: Italiano, Inglese

Analgesia epidurale nella chirurgia addominale: ropivacaina 0,2% con sufentanil

De Cosmo G., Primieri P., Adducci E., Fiorenti M., Beccia G.

Department of Anesthesiology and Critical Care Catholic University of Rome, Rome, Italy


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Riassunto
Obiettivo. L’associazione oppioide e anestetico locale per via peridurale è una tecnica ottimale negli interventi di chirurgia maggiore per il controllo del dolore postoperatorio.Tra gli oppioidi il sufentanil è un farmaco ampiamente utilizzato anche se il dosaggio più appropiato non è stato ancora completamente definito. Scopo di questo lavoro è di valutare la migliore concentrazione di sufentanil da utilizzare per via perdurale in questo tipo di interventi.
Metodi. Lo studio è stato condotto su 45 soggetti sottoposti a interventi di chirurgia addominale maggiore, mediante anestesia blended, utilizzando un catetere peridurale toracico, posizionato preoperatoriamente. I pazienti sono stati suddivisi, in maniera randomizzata, in 3 gruppi di 15 pazienti ciascuno, in rapporto alla concentrazione di oppioide utilizzato: ropivacaina allo 0,2% associata a sufentanil a una concentrazione di 0,5, 0,75 e 1 mg/ml-1 (rispettivamente gruppo A, B e C), somministrata attraverso il catetere epidurale toracico collegato a un elastomero (velocità di 5 ml/h) per 36 h. Il grado di analgesia postoperatoria a riposo e in movimento è stato valutato mediante l’impiego dell’analogo visivo (visual analogue score at-rest-in motion, VAS-R-VAS-I).
Risultati. L’analgesia è risultata pressoché sovrapponibile nei gruppi B e C e migliore del gruppo A e la presenza di prurito si è registrata in 2 casi nel gruppo C. In particolare il VAS-I è risultato sempre minore di 3.
Conclusioni. L’analgesia epidurale si è dimostrata una tecnica efficace e affidabile. La combinazione di ropivacaina allo 0,2% e sufentanil 0,75mg/ml-1, è risultata il miglior compromesso tra efficacia analgesica e comparsa di effetti collaterali minori, presenti nei soggetti del gruppo C.

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