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PEDIATRICA  SMART 2003 - Milano, 28-30 maggio 2003 Freefree

Minerva Anestesiologica 2003 May;69(5):460-7

Copyright © 2003 EDIZIONI MINERVA MEDICA

lingua: Italiano

Anestesia per chirurgia non cardiaca nel bambino con cardiopatia congenita

Frascaroli G. 1, Fucà A. 1, Buda S. 1, Gargiulo G. 2, Pace C. 2

1 Dipartimento di Anestesia, Rianimazione, Terapia Intensiva e Terapia Antalgica, Unità Operativa di Anestesia e Rianimazione per la Cardiochirurgia Pediatrica, Azienda Ospedaliera S. Orsola-Malpighi di Bologna 2 Dipartimento Cardiovascolare, Cardiochirurgia Pediatrica e dell’Età Evolutiva


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L’incidenza di cardiopatie congenite è stimata in 8-10 nuovi casi ogni 1000 nati vivi.
In Italia ogni anno nascono 4000-4500 bambini affetti da cardiopatia congenita.
Circa il 50% di essi (2000-2200) necessita di correzione chirurgica alla nascita o nei primi mesi di vita.
In circa la metà dei restanti casi l’intervento correttivo si renderà necessario in una fase successiva; per il restante 25%, non sarà necessaria alcuna correzione.
Il 30% degli interventi è di tipo palliativo; il restante 70% dei pazienti viene sottoposto, in prima istanza, ad un intervento correttivo.
I miglioramenti delle tecniche chirurgiche, anestesiologico-rianimatorie e di circolazione-extracorporea raggiunti hanno sensibilmente migliorato i risultati in cardiochirurgia pediatrica con eccellenti percentuali di sopravvivenza anche per le cardiopatie più complesse.
L’ anestesista-rianimatore, sempre con maggiore frequenza, è chiamato quindi ad intervenire per patologie extra-cardiache su pazienti portatori di cardiopatia congenita in attesa di intervento oppure precedentemente sottoposti a correzione radicale o palliativa.
In questi casi un’anamnesi “mirata”, la conoscenza delle anomalie fisiologiche e funzionali che la cardiopatia comporta, una lettura e interpretazione corretta dei dati di monitoraggio sono fondamentali per la scelta e conduzione della strategia anestesiologica ottimale, che comporti il miglior rapporto rischio-beneficio e il minor impatto sul complesso equilibrio cardio-circolatorio e ventilo-respiratorio.
Spesso l’ anestesista, il cardiologo, il chirurgo, il pediatra ed eventualmente il neonatologo e il cardiochirurgo dovranno insieme valutare i rischi, stabilire i tempi e le strategie per ottenere i migliori risultati.

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