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LAVORI SELEZIONATI  III CONGRESSO NAZIONALE MEDICI IN FORMAZIONE SPECIALISTICA IN MEDICINA FISICA E RIABILITATIVA 

MR Giornale Italiano di Medicina Riabilitativa 2009 December;23(3-4):243-6

Copyright © 2010 EDIZIONI MINERVA MEDICA

lingua: Italiano

Management uroriabilitativo in un reparto di neuroriabilitazione intensiva: dal catetere vescicale a permanenza all’autonomia

Sirico F. 1, Panariello G. 2, Riccio I. 2, Cervone M. 1, Gimigliano R. 1

1 Dipartimento di Medicina Fisica e Riabilitazione, Seconda Università degli Studi di Napoli, Napoli, Italia 2 Casa di Cura “Santa Maria del Pozzo”, Centro Riabilitativo di Alta Specialità, Somma Vesuviana, Napoli, Italia


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Obiettivo. L’obiettivo dello studio è valutare la rimozione precoce del catetere vescicale a permanenza (CVP) attraverso l’utilizzo di un protocollo, in pazienti (pz) con malattia neurologica ricoverati in un reparto di neuroriabiltiazione intensiva. Nel contempo sono state valutate le variazioni pre e post rimozione: dell’esame delle urine (riguardo la leucocituria), dell’urinocoltura, delle infezioni delle vie urinarie (IVU) sintomatiche nei pz con urinocoltura positiva pre e post rimozione e del Barthel Index (BI) relativamente all’item vescica (range 0-2).
Metodi. In un periodo di 16 mesi consecutivi si sono ricoverati 351 pz di cui 239 (68%) con CVP, 121 femmine e 118 maschi con età media di 66,6 anni (range 16-87), il 51% affetto da ictus cerebrale ischemico, il 23% da ictus cerebrale emorragico, il 17% da mielolesione, il 7% da tumore cerebrale ed il 2% da trauma cranico. Per la rimozione del CVP è stato utilizzato un protocollo tenendo conto delle condizioni cliniche generali, dei disturbi neurocognitivi e delle piaghe da decubito.
Risultati. La rimozione del CVP è avvenuta in media entro 9,7 giorni dal ricovero (range 1-59); in 26 pz è stato necessario ricorrere a più tentativi a causa di ematuria, peggioramento delle condizioni cliniche, infezioni delle vie urinarie sintomatiche e per rifiuto da parte del pz di eseguire cateterismo ad intermittenza. Dei 239 pz il 94,6% è stato dimesso con minzione autonoma bilanciata, il 3,3% dei pz, tutti affetti da mielolesione, con svuotamento vescicale attraverso l’autocateterismo ad intermittenza ed al 2,1% è stato riposizionato il CVP per peggioramento delle condizioni cliniche o per rifiuto all’esecuzione dell’autocateterismo. La positività delle urinocolture si riduce dall’82% pre rimozione al 51% post rimozione e nell’esame delle urine la leucocituria significativa si riduce dal 59% al 37%. Il 35% dei pz con CVP ed urinocoltura positiva pre rimozione ha sviluppato IVU sintomatica, mentre dopo la rimozione solo il 20%. L’item vescica del BI passa da 0/2 a 2/2 nel 97,9% dei pz.
Conclusioni. L’utilizzo del CVP per tempi lunghi non ha alcun razionale, è inutile ed espone i pz a diversi rischi. Il protocollo di rimozione del CVP da noi utilizzato è uno strumento valido nel background del riabilitatore che ne permette la rimozione precoce con vantaggi clinici, psicologici ed economici.

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