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La Rivista Italiana della Medicina di Laboratorio 2021 Dec 21

DOI: 10.23736/S1825-859X.21.00119-5

Copyright © 2021 EDIZIONI MINERVA MEDICA

lingua: Italiano

Valutazione cinetica della vitalità delle cellule staminali emopoietiche autologhe da sangue periferico: la esperienza del programma trapianti della ULSS 3 Serenissima

Gianluca GESSONI 1 , Giulia DE FUSCO 1, Francesca POLESE 1, Michela PIVETTA 1, Ileana VACCARA 1, Filomena AQUINO 1, Giorgio FARINA 2, Piero MARSON 3, Silvia ZANIBELLATO 4, Francesca CAROBOLANTE 4, Giulia PERALI 4, Renato BASSAN 4, Cristina SKERT 4

1 UOC Servizio di Medicina Trasfusionale, ULSS 3 Serenissima, Ospedale dell’Angelo, Mestre, Venezia, Italia; 2 UOC Servizio di Medicina di Laboratorio, ULSS 3 Serenissima, Ospedale dell’Angelo, Mestre, Venezia, Italia; 3 UOC Immunotrasfusionale, Azienda Ospedale Università di Padova, Padova, Italia; 4 UOC Ematologia e Programma Trapianti, ULSS 3 Serenissima, Ospedale dell’Angelo, Mestre, Venezia, Italia


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PREMESSE: Il trapianto autologo di cellule staminali da sangue periferico (PBSC) costituisce una fondamentale opzione terapeutica nel trattamento delle malattie oncoematologiche. Tra i fattori che condizionano l’attecchimento del trapianto rientrano il numero e la vitalità delle cellule staminali ematopoietiche (CSE) reinfuse. In questo studio riportiamo i risultati di una valutazione dinamica della vitalità delle CSE.
METODI: La vitalità delle CSE, caratterizzata dalla presenza dell’antigente superficiale riconosciuto dall’anticorpo anti-CD34, è stata valutata, al termine della raccolta, dopo conservazione overnight a +4 °C, al congelamento, dopo 72 h di criopreservazione e allo scongelamento, utilizzando il protocollo ISHAGE (International Society of Hematotherapy and Graft Engineering) in 98 procedure di trapianto autologo di PBSC. Abbiamo poi considerato i tempi di attecchimento del trapianto, valutando i tempi di ricostituzione ematologica.
RISULTATI: La vitalità delle CSE rilevata subito dopo la raccolta era 99,9% (IQR 0,6%), dopo conservazione overnight a +4 °C era 99,8% (IQR 1,2%), al congelamento era 95,1% (IQR 8,4%), e 92,1% (IQR 14,8%) dopo tre giorni di conservazione in azoto liquido. Alla reinfusione, la vitalità rilevata era 86,3% (IQR 17,4%); quest’ultimo dato differiva significativamente (p<0.05) da quanto rilevato al termine della raccolta delle PBSC. In 4 dei 98 campioni (4.1%) scongelati per essere reinfusi si osservava una vitalità inferiore al 70%. Per quanto attiene i granulociti neutrofili il tempo di ricostituzione ematologica era compreso tra 10 e 12 giorni; per le piastrine era compreso tra 9 e 19 giorni (mediana 12 giorni, IQR 3 giorni); in nessun caso si osservava un intervallo di ricostituzione eguale o superiore ai 21 giorni.
CONCLUSIONI: La vitalità delle cellule CD34 positive è assolutamente soddisfacente nel prodotto subito dopo il termine della leucaferesi e resta sostanzialmente adeguata durante tutte le fasi di processazione e criopresevazione. Solo nel 4,1% dei prodotti si osservavano valori di vitalità delle cellule CD34 positive inferiori al 70%. Anche in questi casi, caratterizzati da una vitalità alla reinfusione inferiori agli obiettivi prefissati, non vi è stato ritardo nell’attecchimento del trapianto e del timing della ricostituzione emopoietica.


KEY WORDS: Engraftment; CD34; CSE; Autologous PBSC; Vitality

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