Home > Riviste > La Rivista Italiana della Medicina di Laboratorio > Fascicoli precedenti > La Rivista Italiana della Medicina di Laboratorio 2022 Marzo;18(1) > La Rivista Italiana della Medicina di Laboratorio 2022 Marzo;18(1):42-56

ULTIMO FASCICOLO
 

JOURNAL TOOLS

Opzioni di pubblicazione
eTOC
Per abbonarsi PROMO
Segnala alla tua biblioteca
 

ARTICLE TOOLS

Publication history
Estratti
Permessi
Per citare questo articolo
Share

 

RACCOMANDAZIONI E LINEE GUIDA   

La Rivista Italiana della Medicina di Laboratorio 2022 Marzo;18(1):42-56

DOI: 10.23736/S1825-859X.22.00135-9

Copyright © 2022 EDIZIONI MINERVA MEDICA

lingua: Italiano

L’interferenza da ittero. Raccomandazioni GdS VEA SIPMeL

Margherita MORANDINI

Laboratorio Analisi, ASFO, Pordenone, Italia



Si definisce ittero il colorito giallo della cute, sclere e mucose prodotto da un’elevata concentrazione di bilirubina nel plasma. L’interferenza dell’ittero sugli esami di laboratorio è di tipo fisico (assorbimento della luce tra 400 e 520 nm) o di tipo chimico (interferenze con i reagenti dei metodi chimici o enzimatici). La presenza di interferenza da ittero nel plasma e la sua tipologia (aumento/diminuzione) dipende dal sistema metodo-strumento. In generale, si può sostenere che l’interferenza negativa sia più frequente e importante per la creatinina, le proteine totali, il colesterolo totale e HDL, l’ammoniaca, il folato e la tobramicina; mentre un’interferenza positiva può coinvolgere fosforo, magnesio, urea, FT3, testosterone, estradiolo, fruttosamina, acetaminofene, fenobarbitale, teofillina, paracetamolo. Il dibattito sull’interferenza da ittero sugli esami della coagulazione in strumenti foto-ottici non ha ancora risposte certe. I dati più recenti sulla frequenza dell’interferenza riferiscono lo 0,14% (0,06% sui test di creatinina, 2,2% su quelli per le proteine totali, 3.9% su quelli per l’ammoniaca). I metodi per la rilevazione dell’ittero sono essenzialmente tre: visivo, misurazione della bilirubina, determinazione automatica dei cosiddetti “indici del siero” (hemolysis, icterus, lipemia [HIL]). Questi ultimi sono ormai i più diffusi perché più accurati e attuabili sulla grande mole degli esami biochimici. Hanno, però, problemi relativi all’assicurazione di qualità e alle soglie di accettabilità, nonché quelli della mancata armonizzazione. Vi sono in letteratura suggerimenti sulla refertazione dei risultati dei test plasmatici interferiti: 1) per gli analiti con metodo di diluizione convalidato, si raccomanda di diluire; 2) per gli analiti senza metodo di diluizione convalidato o con LoQ (limite di quantificazione) clinicamente critico o dove la diluizione non riporta l’I-index all’interno dell’intervallo accettabile, si raccomanda di non riportare il risultato; e 3) per gli analiti in cui il produttore attesta non esserci interferenze fino alle concentrazioni massime di bilirubina testate, il risultato dovrebbe essere corredato da un commento: “il campione altamente itterico può influenzare il risultato. Si raccomanda l’interpretazione all’interno del contesto clinico”. L’interferenza da ittero negli altri liquidi biologici sui test biochimici parrebbe inferiore al 10%, a eccezione di trigliceridi (sottostima), creatinina e proteine (sovrastima). Nel liquido cefalo-rachidiano, dove la xantocromia può essere d’aiuto nella diagnosi di pregressa emorragia subaracnoidea, un’iperbilirubinemia oltre 20 μmol/L determina una falsa positività. Per quanto riguarda le urine, la conoscenza della bilirubinuria e dell’urobilinogeno può mettere in allarme rispetto a falsi positivi dei chetoni, dell’esterasi leucocitaria e del glucosio e ai falsi negativi del pH e nitriti oltre che della creatininuria. L’interferenza da ittero non è tenuta in debito conto dai laboratori, come dimostrato dall’indagine del Working Group for the Preanalytical Phase di European Federation of Clinical Chemistry and Laboratory Medicine. Tuttavia, l’interferenza da ittero rappresenta una sfida all’accuratezza del dato analitico e dell’interpretazione clinica. Si raccomanda, pertanto, che: 1) i laboratori siano consapevoli dell’importanza di questa interferenza; 2) provvedano alla sua rilevazione attraverso metodi HIL automatizzati; 3) confermino il livello di bilirubina effettivamente interferente sui singoli test, tenuto conto della specificità del sistema metodo-strumento; 4) trattino la refertazione degli esami plasmatici interferiti dall’ittero come sopra riportato; 5) tengano presente che un’iperbilirubinemia oltre 20 μmol/L determina falsa positività nel liquido cefalo-rachidiano per la diagnosi di pregressa emorragia subaracnoidea; e 6) utilizzino le informazioni del dipstick su bilirubinuria e urobilinogeno per la verifica di falsi postivi dei chetoni, dell’esterasi leucocitaria e del glucosio e di falsi negativi del pH e nitriti oltre che della creatininuria.


KEY WORDS: Jaundice; Guidelines; Bilirubin

inizio pagina