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ARTICOLO ORIGINALE   

La Rivista Italiana della Medicina di Laboratorio 2020 Marzo;16(1):34-43

DOI: 10.23736/S1825-859X.20.00045-6

Copyright © 2020 EDIZIONI MINERVA MEDICA

lingua: Italiano

La consulenza di medicina di laboratorio in Italia

Piero CAPPELLETTI

SIPMeL, Castelfranco Veneto, TV, Italia



PREMESSE: L’attività di consulenza clinica di laboratorio in Italia non è ben conosciuta. Il presente studio si è posto l’obiettivo di acclarare la tipologia dei richiedenti e delle aree interessate, l’impegno quali-quantitativo del Laboratorio e l’organizzazione posta in essere, le barriere e i fattori critici di successo.
METODI: Un questionario di 10 domande (numero contatti/die; eventuale formalizzazione; presenza di un filtro; tipologia dei richiedenti; presenza e tipo di frequent flyer; strumenti di contatto; motivazioni della consulenza; differenze di approccio e di uso tra richiedenti; aree/discipline richieste; azioni proattive), accompagnate da richieste sulla dimensione e organizzazione della struttura e uno spazio libero per commenti ed osservazioni, è stato distribuito, tra il 2016 e il 2018, a 20 professionisti di Laboratorio (direttori/responsabili di struttura), selezionati sulla base della conoscenza personale ma in modo da rappresentare la maggior parte delle Regioni italiane (15 su 20 con prevalenza nord-est e centro), le strutture pubbliche (90%) e private (10%), le differenze dimensionali (15% sotto il milione di test/anno; 15% sopra i dieci milioni di test/anno) e tipologiche (20% laboratori specialistici; 80% laboratori generalisti) più rilevanti.
RISULTATI: Tutti gli intervistati hanno attività di consulenza di laboratorio, con un numero medio di consulenze/die di 1 ogni 27 clinici (ambito da 10 a 50) e di 1 ogni 82 pazienti (da 10 a 400). Il tempo dedicato alle attività di consulenza è stato stimato tra il 5% e il 14% del tempo totale di lavoro del team. In un solo caso vi è una formalizzazione della consulenza (5%); nel 15% dei casi vi è un filtro esplicito (numero telefonico dedicato). I richiedenti clinici sono principalmente medici di medicina generale (MMG) o pediatri di libera scelta (PLS) che rappresentano nel 95% dei casi il 60-80% dei consultanti. I frequent flyer sono nel 30% dei casi MMG, nel 50% ospedalieri e nel 20% pazienti. Gli strumenti di contatto utilizzati sono il telefono (60-80%), le e-mail (20-40%) e il contatto diretto (<5%). I motivi principali della consultazione sono l’interpretazione dei risultati (tra il 40% e il 100% delle richieste); suggerimenti sulla scelta del best test iniziale del percorso diagnostico (30-60%) o della sequenza successiva (15-30%); consigli sul trattamento sia come percorso e monitoraggio sia sulla terapia (20-60%). I MMG e PLS richiedono con maggiore frequenza degli ospedalieri consigli sul trattamento. Le aree del laboratorio con maggiori richieste, nei laboratori generalisti, sono l’infettivologia (80%), l’ematologia (80%), la coagulazione (70%), l’endocrinologia (70%), l’autoimmunità (60%) e la chimica clinica (tossicologia, biochimica, proteine 40%). Nei laboratori specialistici vi è un’attività di consulenza nel 100% dei casi per infettivologia e coagulazione e dell’80% per allergologia ed ematologia. I fattori critici di successo segnalati dai partecipanti all’indagine sono la gestione di un ambulatorio specialistico (70%), la specializzazione del laboratorio (20-40%) e atteggiamenti proattivi quali la commentazione (90%), un colloquio con il clinico avviato dal Laboratorio (70%), l’attuazione di incontri formativi (60%) e l’aggiunta di esami di approfondimento (30%). Le barriere principali all’attività di consulenza di laboratorio sono la mancata conoscenza da parte dei potenziali utenti, una supposta competenza laboratoristica dei clinici e, infine ma non ultima, la ritrosia del Laboratorio nel fornire consulenze.
CONCLUSIONI: La ricerca illustra per la prima volta in termini quantitativi e dettagliati come in Italia la consulenza rappresenti un’importante attività di laboratorio, sia in termini quantitativi (numero di clinici e di pazienti serviti ogni giorno; tempo dedicatovi dal team), sia in termini di aree interessate (soprattutto specialistiche), sia di efficacia clinica (numero di frequent flyer) e quali siano le barriere e i fattori critici di successo. La consulenza dovrebbe costituire un parametro di giudizio sulla performance del Laboratorio, inserito tra gli indicatori di qualità.


KEY WORDS: Medicina di Laboratorio; Consulenza; Indicatori di qualità, sanità

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