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SCHEGGE DI STORIA DELLA MEDICINA   

La Rivista Italiana della Medicina di Laboratorio 2019 Dicembre;15(4):305-12

DOI: 10.23736/S1825-859X.19.00035-5

Copyright © 2019 EDIZIONI MINERVA MEDICA

lingua: Italiano

Tossicologia del Nerium Oleander: rassegna storica

Giuliano DALL’OLIO

Montecchio Maggiore, Vicenza, Italia



Il Nerium Oleander, noto con il nome di Oleandro, è un arbusto sempreverde diffuso soprattutto nei paesi del Mediterraneo. Viene studiato dai botanici e medici antichi per identificarne le proprietà farmacologiche ma l’uso in medicina si rivela limitato alle sole applicazioni esterne, prevalentemente nelle malattie della pelle, data la elevata tossicità di tutte le sue parti: radici, rami, corteccia, foglie, frutto, semi. È la tossicologia ad interessare gli studiosi di questa pianta. Nell’Ottocento, Matheo Orfila è uno dei primi ad effettuare esperimenti per individuare gli effetti di alcuni preparati dell’oleandro sugli animali che pubblica nel suo trattato dei veleni del 1814. Le proprietà tossiche vengono confermate e i sintomi più comuni risultano essere: vertigini, vomito, stupore, convulsioni, insensibilità, arrivando spesso alla morte. Nel corso del secolo gli studi continuano per scoprire la sostanza chimica responsabile della elevata tossicità. Nel 1857 G. Latour, farmacista militare francese, ritiene che il principio tossico dell’oleandro sia un composto resinoso giallo non volatile che egli ha estratto dalle varie parti della pianta. Nel 1861 P.J. Lukomski con un procedimento chimico separa due sostanze che denomina oleandrina e pseudo-curarina, la prima con potere tossico, l’altra con proprietà simili alla curarina. Sperimenta l’oleandrina sugli animali e poiché provoca gli stessi sintomi descritti da Orfila può concludere che la tossicità dell’oleandro è da riferire a questa sostanza. La pseudo-curarina invece si rivela essere attiva solo a dosi molto elevate. E. Pelikan nel 1866 dimostra l’analogia tra il principio attivo del Nerium Oleander con altre sostanze che agiscono sul cuore e in particolare con la digitalina. Nel 1865 anche nelle riviste scientifiche italiane si trovano notizie sulla chimica e tossicologia dell’oleandro in seguito a un accidentale avvelenamento di bovini con foraggio contenente foglie dell’arbusto. L’episodio porta a ulteriori ricerche chimiche sulla pianta per determinare la sostanza tossica che aveva provocato la morte degli animali. In particolare nel 1875 il farmacista Ciro Bettelli, assistente di Francesco Selmi, estrae dal Nerium l’oleandrina e la pseudo-curarina seguendo il processo di Lukomski e conferma sperimentalmente i caratteri e le proprietà deleterie già attribuite all’oleandrina. Nel 1881 Eusebio Finocchi pone il problema di individuare l’oleandrina nelle viscere di persone decedute per sospetto veneficio e soprattutto il modo di distinguerla da una ptomaina descritta da Selmi. Propone di utilizzare il metodo di Jean Servais Stas studiato per l’estrazione degli alcaloidi dagli organi e dal contenuto intestinale dei cadaveri, ma conclude che, data la grande somiglianza delle due sostanze, i periti chimici si trovano, in quel momento, nell’impossibilità di individuare con certezza l’oleandrina. Nella letteratura scientifica dell’Ottocento vengono segnalati numerosi casi di avvelenamento volontario, accidentale e più raramente per scopi criminali con il Nerium Oleander.


KEY WORDS: Nerium Oleander; Tossicologia; Farmacologia

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