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Medicina dello Sport 2019 June;72(2):216-24

DOI: 10.23736/S0025-7826.19.03455-0

Copyright © 2019 EDIZIONI MINERVA MEDICA

lingua: Italiano, Inglese

Identità di genere e medicina dello sport: inclusione e pari opportunità per gli atleti nelle competizioni

Chiara FOSSATI 1 , Alessia DI GIANFRANCESCO 1, Joanna HARPER 2, Giscard LIMA 1, Fernanda R. MALINSKY 3, Guan WANG 3, Fabio PIGOZZI 1, 4, Yannis P. PITSILADIS 1, 3, 4

1 Department of Movement, Human and Health Sciences, University of Rome “Foro Italico”, Rome, Italy; 2 Providence Portland Medical Center, Portland, OR, USA; 3 Collaborating Centre of Sports Medicine, University of Brighton, Eastbourne, UK; 4 International Federation of Sports Medicine (FIMS), Lausanne, Switzerland


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Le competizioni atletiche sono state tradizionalmente divise in base al concetto binario di eventi maschili/femminili, al fine di garantire il più possibile l’equità sportiva. L’identità sessuale e il genere sono concetti complessi che includono condizioni diverse e non dovrebbero essere determinati semplicemente in modo dicotomico. Le persone con differenze dello sviluppo sessuale (DSD) e le persone transgender possono difficilmente essere collocate in categorie binarie. Pertanto, le autorità regolatorie sportive si trovano a dover riconsiderare i criteri tradizionali e determinare nuove regole di eleggibilità per le categorie maschili/femminili. Considerando questa necessità, è stato proposto il concetto di “genere atletico”. Nonostante la letteratura sull’argomento sia scarsa, un consenso generale identifica i livelli di testosterone (T) come il fattore più importante nel determinare le differenze nelle prestazioni sportive tra atleti di sesso maschile e femminile. Di conseguenza, malgrado non sia un criterio perfetto, l’uso dei livelli T è in realtà il metodo migliore per separare gli atleti in categorie maschili e femminili. La maggior parte dei dibattiti e delle controversie riguardano la possibilità di ammettere atlete transgender da maschio a femmina (MTF) e DSD nelle competizioni femminili. I dubbi sollevati a tal merito riguardano il vantaggio competitivo che più alti livelli di androgeni potrebbero fornire a queste atlete. La presente revisione narrativa della letteratura analizzerà il punto di vista della medicina dello sport su questo delicato argomento. Verranno esaminati gli studi più rilevanti pubblicati in letteratura e i regolamenti vigenti in materia di ammissibilità nelle competizioni sportive femminili stilati dalle maggiori autorità sportive.


KEY WORDS: Disordini dello sviluppo sessuale; Transgender; Eleggibilità; Sport; Testosterone

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