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Medicina dello Sport 2002 June;55(2):95-9

Copyright © 2002 EDIZIONI MINERVA MEDICA

lingua: Italiano

I disturbi del ritmo nell’atleta. Aspetti diagnostici e prognostici

Giada F. 1, Conte R. 2, De Piccoli B. 1, Raviele A. 1

1 Unità Operativa di Cardiologia, Ospedale Umberto I, Venezia-Mestre; 2 Centro di Medicina dello Sport, CONI-FMSI, Venezia


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Negli atleti i disturbi del ritmo cardiaco sono di frequente riscontro. Alcuni tipi di aritmie quali le bradiaritmie hanno addirittura una prevalenza più elevata nella popolazione sportiva rispetto ai soggetti sedentari. La frequenza con cui si rilevano fenomeni aritmici nella popolazione sportiva dipende in larga misura dall’età dei soggetti esaminati e dalla metodica di rilevazione utilizzata.
L’interesse clinico per le aritmie negli atleti risiede nel rischio che esse possano determinare arresto cardiaco e morte improvvisa durante l’attività sportiva. Comunque, negli atleti le aritmie hanno in genere significato benigno e funzionale e raramente necessitano di terapia specifica. A volte però esse possono rappresentare un segno della presenza di una cardiopatia sottostante, assumendo quindi un significato prognostico sfavorevole e costituire una causa di non idoneità alla pratica sportiva.
La valutazione di un atleta con aritmie non può prescindere da una corretta raccolta dei dati anamnestici, da un attento esame obiettivo e da una serie di indagini strumentali mirate. Distinguere l’atleta con aritmie fisiologiche da quello con aritmie maligne non è sempre un compito facile. Bisogna trovare il giusto equilibrio in modo da salvaguardare gli atleti con gravi disturbi del ritmo cardiaco dal rischio di morte improvvisa e possibili traumatismi, senza tuttavia allontanare indebitamente dalle competizioni sportive soggetti peraltro sani.

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