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CASI CLINICI   

Gazzetta Medica Italiana Archivio per le Scienze Mediche 2013 September;172(9):733-8

Copyright © 2013 EDIZIONI MINERVA MEDICA

lingua: Inglese

Estrazione percutanea di un pacemaker permanente infetto: una decisione impegnativa ma ragionevole

Zivlas C., Stefanidis A., Kostopoulos K., Komninos K., Papasteriadis E.

1st Cardiology Department, General Hospital of Nikaia, Piraeus, Greece


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L’endocardite che interessa i pacemaker permanenti è stata riconosciuta fin dai primi anni ’70 e, nonostante i progressi, la percentuale è in aumento. L’infezione costituisce il motivo più frequente per l’estrazione. La diagnosi precoce con ecocardiografia transesofagea rappresenta il cardine per il trattamento. I tassi di mortalità sono significativamente migliorati, soprattutto dopo l’introduzione delle guaine laser. Tuttavia, raramente diverse comorbidità predispongono a gravi complicazioni, che devono sempre essere previste. La gestione di tali situazioni deve essere effettuata da un team multidisciplinare. La toracotomia per l’estrazione degli elettrocateteri e l’impianto epicardico di un nuovo pacemaker rimangono le opzioni alternative ogni qualvolta siano inevitabili, dopo attenta valutazione. Descriviamo il caso di una donna di 82 anni con endocardite da pacemaker permanente causata da osteomielite di un’osteosintesi interna dell’osso femorale sinistro. È stato necessario prendere decisioni importanti, poiché si affrontavano diverse complicazioni. Gli elettrocateteri del pacemaker sono stati estratti per via percutanea, inizialmente senza successo, a causa di due residui di frammenti dei fili, che sono stati finalmente rimossi utilizzando adeguati strumenti endovascolari. La paziente è sopravvissuta a una sindrome HIT, due eventi di tachicardia ventricolare e insufficienza renale acuta. Sedici giorni dopo la rimozione del pacemaker, è stato impiantato un nuovo pacemaker permanente. Due mesi dopo la dimissione, la paziente è in buone condizioni, in attesa di una nuova osteosintesi.

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