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Gazzetta Medica Italiana Archivio per le Scienze Mediche 2004 December;163(6):227-31

Copyright © 2004 EDIZIONI MINERVA MEDICA

lingua: Italiano

L’uso del bite nella terapia della sindrome algico-disfunzionale

Cardelli P., Massaro P., Lattari M., Fiorito R., Ottria L., Barlattani A.

Corso di Laurea in Odontoiatria e Protesi Dentaria, Facoltà di Medicina e Chirurgia, Università degli Studi di Roma «Tor Vergata», Roma


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I disordini temporomandibolari (TMD) sono dovuti ad alterazioni extra-articolari e più raramente intra-articolari e sono caratterizzati dalla presenza di dolore, click, limitazione funzionale e riduzione nell’apertura della bocca.
Sia il danno muscolare che quello articolare possono essere legati alla presenza di parafunzioni, diurne o notturne, volontarie o involontarie, associate spesso allo stato psicologico del paziente.
La terapia sintomatica anti-algica e decontratturante più frequentemente adottata è quella che prevede l’utilizzo del bite, un dispositivo semplice ed efficace che una volta rimosso, permette la non alterazione dello stato occlusale originario.
La placca di Hawley, l’Anterior jig, il bite plane anteriore e la guida di Michigan sono alcuni esempi di decondizionatori del sistema neuromuscolare. La loro azione consiste nel cancellare la memoria propriocettiva dell’arco di chiusura in massima intercuspidazione; sono quindi molto efficaci in presenza di un sistema muscolare compromesso dall’attività parafunzionale. Il dispositivo però più utilizzato in presenza di una dislocazione funzionale del disco è senza dubbio il bite di riposizionamento anteriore, ricordando però che l’uso terapeutico di questo tipo di apparecchiatura non è privo di conseguenze.
L’opinione ormai comune che l’eziologia della disfunzione temporo-mandibolare è mul-tifattoriale, ci trova concordi nell’affermare che nella terapia di questi disordini è spesso necessario integrare l’uso del bite ad un adeguato trattamento farmacologico, fisioterapico e/o psicologico.

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