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Esperienze Dermatologiche 2013 March;15(1):43-6

Copyright © 2013 EDIZIONI MINERVA MEDICA

lingua: Italiano

La biopsia del linfonodo sentinella nel melanoma

Calista D.

Dermatologia, Ospedale M. Bufalini, Cesena, Italia


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Fino alla metà degli anni Settanta la terapia chirurgica del melanoma di spessore intermedio-elevato prevedeva un approccio chirurgico particolarmente aggressivo: ampia rimozione del tumore primitivo e dissezione linfatica completa della sede nodale locoregionale. Alla fine degli anni Settanta tre studi prospettici dimostrarono l’infondatezza di tale approccio terapeutico. Nonostante il 20% dei pazienti sottoposto alla dissezione linfatica completa fosse portatore di metastasi clinicamente occulte nelle stazioni nodali regionali, la sopravvivenza specifica non veniva condizionata dall’atteggiamento chirurgico più aggressivo e la dissezione linfatica regionale venne completamente abbandonata. Dalla metà degli anni Ottanta Donald Morton propose la tecnica della biopsia del linfonodo sentinella (BLFNS) con l’obiettivo di selezionare quel 20% di pazienti portatori di metastasi linfonodali occulte al fine di riservare solo a loro la dissezione linfatica completa ed evitare al restante 80% un intervento inutile e gli effetti indesiderati ad esso connessi. I risultati dello studio MSTL-I furono resi noti nel 2006 e non rivelarono alcuna differenza statisticamente significativa riguardo la sopravvivenza e tempo libero da malattia. Perduta l’originale rilevanza terapeutica la BLFNS da allora è considerata una tecnica di stadiazione chirurgica indicatrice del potenziale aggressivo della neoplasia. La tecnica della biopsia del LFNS ha solo anticipato la possibile recidiva linfonodale della malattia neoplastica con l’unico risultato di amplificare i disagi fisici e psichici del paziente in un contesto di assenza di benefici in termini di tempo libero da malattia e di sopravvivenza.

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