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REVIEW   

Giornale Italiano di Dermatologia e Venereologia 2008 October;143(5):307-13

Copyright © 2008 EDIZIONI MINERVA MEDICA

lingua: Inglese

Morbidità cardiovascolare nella psoriasi: epidemiologia, meccanismi patogenetici e conseguenze cliniche

Boehncke W. H. 1, Boehncke S. 2

1 Department of Dermatology Johann Wolfgang Goethe-University Frankfurt am Main, Germany 2 Section of Endocrinology, Diabetes and Metabolism Department of Internal Medicine Johann Wolfgang Goethe-University Frankfurt am Main, Germany


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La psoriasi è una comune patologia cutanea infiammatoria. Circa il 25% dei pazienti sviluppa un interessamento articolare sotto forma di artrite psoriasica. Recenti studi epidemiologici hanno dimostrato un’aumentata morbidità cardiovascolare nei pazienti con psoriasi. Sebbene l’associazione tra psoriasi e patologie cardiovascolari quali l’ipertensione, l’infarto miocardico e l’insufficienza cardiaca sia ormai ampiamente accettata, il legame patogenetico resta ancora oscuro. L’elevata prevalenza della sindrome metabolica, così come gli effetti collaterali delle terapie sistemiche anti-psoriasiche possono contribuire a questa associazione. Diversi studi pilota suggeriscono che la resistenza insulinica possa contribuire allo sviluppo di patologie cardiovascolari nei pazienti psoriasici che hanno parametri metabolici molto simili a quelli dei pazienti che sviluppano diabete. I dati retrospettivi evidenziano che la terapia sistemica continua può ridurre il rischio di mortalità cardiovascolare nei pazienti psoriasici. A questo punto le conseguenze sulla gestione della psoriasi sono doppie: dal momento che la comorbidità si accompagna al co-trattamento, le potenziali interazioni farmacologiche devono essere ben chiare quando si sceglie una terapia sistemica anti-psoriasica. Inoltre, dal momento che la psoriasi di per se stessa rappresenta un fattore di rischio per la morbidità cardiovascolare, i pazienti devono evitare altri fattori noti di rischio quali l’obesità o il fumo di sigaretta. I dermatologi devono comunicare ai loro pazienti questo rischio aggiuntivo e gestirli di conseguenza.

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