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Giornale Italiano di Dermatologia e Venereologia 2002 December;137(6):383-93

Copyright © 2002 EDIZIONI MINERVA MEDICA

lingua: Inglese

Diagnosi di laboratorio delle malattie bollose autoimmuni

Mutasim D. F.

Department of Dermatology University of Cincinnati, Cincinnati, OH, USA


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La classificazione delle malattie bollose autoimmuni ha subito rilevanti modifiche nell’arco degli ultimi decenni, in seguito ai progressi compiuti nella comprensione della biologia delle molecole di adesione a livello dell’epidermide e della giunzione dermo-epidermica. Specifiche molecole localizzate in questi compartimenti costituiscono il bersaglio della risposta immunitaria nelle varie malattie bollose autoimmuni. La formazione delle vescicole è dovuta al legame degli autoanticorpi alle molecole di adesione, che determina l’interruzione dell’integrità dell’epidermide (pemfigo) o della giunzione dermo-epidermica (malattia bollosa subepidermica). Il processo infiammatorio gioca un ruolo importante nella patogenesi delle malattie bollose in sede subepidermica.
Una diagnosi accurata delle malattie bollose autoimmuni si basa sull’esame clinico, sull’esame istologico, sull’immunofluorescenza diretta, sull’immunofluorescenza indiretta e raramente su altre tecniche immunologiche, come l’ELISA, l’immunoprecipitazione e il Western blotting. L’esame istologico fornisce un contributo diagnostico più rilevante per i vari tipi di pemfigo che per le malattie bollose in sede subepidermica. In quest’ultimo gruppo si osserva infatti una sovrapposizione dei reperti istologici tra i diversi quadri clinici e l’immunofluorescenza diretta è essenziale per la diagnosi differenziale. L’immunofluorescenza indiretta è di aiuto nel confermare una diagnosi sospetta, così come nel differenziare patologie strettamente correlate, quali il pemfigoide bolloso e l’epidermolisi bollosa acquisita. Può inoltre essere impiegata per monitorare la risposta immunitaria della malattia alla terapia.

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