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Giornale Italiano di Dermatologia e Venereologia 1998 August;133(4):257-63

Copyright © 1998 EDIZIONI MINERVA MEDICA

lingua: Italiano

Il nevo displastico tra passato e futuro

Urso C.

Ospedale S. M. Annunziata - Firenze, U.O. Anatomia Patologica - Sez. Dermatopatologia


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Il concetto di nevo displastico, originato dagli studi sul melanoma familiare, è formulato alla fine degli anni 70, quando è descritta una sindrome familiare ad alto rischio per il melanoma caratterizzata dalla presenza di numerosi nevi (B-K mole syndrome), cui poco dopo segue la descrizione di una corrispondente sindrome sporadica (sindrome del nevo displastico). Il nevo displastico è descritto come distinta variante di nevo melanocitico, di dimensioni superiori a 5 mm, a margini irregolari e colore variegato e presenta istologicamente iperplasia atipica o displasia melanocitica, lentigginosa o epitelioide, fibroplasia, neoformazione vascolare e infiltrazione linfoide dermiche. Queste definizioni sollevano numerose critiche e in breve tempo si crea sull’argomento un’enorme confusione. Piuttosto che le polemiche, tuttavia, i due elementi che compromettono realmente il nevo displastico nelle correnti formulazioni sono la mancata corrispondenza tra istologia e clinica e l’impossibilità di tracciare un realistico confine istologico col nevo comune. Ma poiché numerosi studi speciali mostrano che una frazione di nevi hanno caratteristiche diverse dai nevi comuni e intermedie tra questi e il melanoma, il concetto di nevo displastico alla sua radice (non tutti i nevi sono uguali nei confronti del rischio per il melanoma) conserva una sua validità, anche se la formulazione dei caratteri della lesione ha mostrato di essere inadeguata. Solo la ripresa degli studi potrà consentire un passo avanti verso il chiarimento di questi temi e il riconoscimento delle lesioni che implicano un aumentato rischio per il melanoma.

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