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Chirurgia 2003 April;16(2):55-62

Copyright © 2003 EDIZIONI MINERVA MEDICA

lingua: Italiano

Infezione di protesi dell’aorta addominale

Azzarone M., Tecchio T., Piccinini E., Nicolai L., Paoletti G. P., Salcuni P. F.


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Obiettivo. Scopo di questo lavoro è stato quello di confrontare l'esperienza personale nel trattamento delle infezioni protesiche aortiche mediante metodo tradizionale (bypass extra-anatomico ed espianto) con le più recenti metodiche caratterizzate da rivascolarizzazione periferica in situ. L'infezione di una protesi vascolare alloplastica rappresenta la complicanza più grave della chirurgia ricostruttiva aorto-iliaca. La soluzione chirurgica ''classica'' consiste nell'espianto della protesi infetta e nella rivascolarizzazione degli arti inferiori mediante bypass axillo-femorale bilaterale. In alternativa, sono state proposte altre soluzioni chirurgiche accomunate dalla rivascolarizzazione periferica in situ: con allograft (omotrapianto); con vena femorale superficiale autologa; con protesi sintetica pretrattata con antibiotici.
Materiali e metodi. Con la procedura chirurgica tradizionale, tra il gennaio 1986 e il dicembre 2001, presso l'Unità Operativa di Chirurgia Vascolare dell'Università di Parma, sono stati trattati 15 pazienti di cui 6 con concomitante fistola protesico-duodenale (FPD).
Risultati. La mortalità operatoria a 4 mesi è stata di 6 casi su 15 (40%), nettamente più alta nei casi con FPD (4/6: 66,6%) che nei casi senza FPD (2/9: 22,2%). Nonostante 3 reinfezioni protesiche e 1 trombosi dell'extra-anatomico, il ''salvataggio d'arto'' a 4 mesi è stato pari al 100%.
Conclusioni. L'esperienza descritta conferma l'estrema gravità dell'infezione di protesi aortica. La scelta chirurgica classica adottata dagli Autori rimane verosimilmente la migliore nei casi più gravi (paziente in stato di shock; intervento eseguito in emergenza). Negli altri casi (infezioni fruste; paziente stabile) possono essere prese in considerazione le più recenti opzioni terapeutiche in situ con particolare attenzione alla ricostruzione con vena femorale autologa.

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