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ITALIAN JOURNAL OF VASCULAR AND ENDOVASCULAR SURGERY

Rivista di Chirurgia Vascolare ed Endovascolare


Official Journal of the Italian Society of Vascular and Endovascular Surgery
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ARTICOLI ORIGINALI  


Giornale Italiano di Chirurgia Vascolare 2003 December;10(4):347-60

lingua: Inglese, Italiano

Infezione protesica. Trattamento conservativo

Ippoliti A. 1, Di Giulio L. 1, Accrocca F. 1, Pampana E. 2, Gandini R. 2, Simonetti G. 2, Pistolese G. R. 1

1 Department and Specialisation School in Vascular Surgery
2 Department and Specialisation School in Radiodiagnostics “Tor Vergata” University of Rome, Rome


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Obiettivo. Indicazioni al trattamento conservativo delle infezioni protesiche.
Metodi. Nove pazienti, sottoposti ad intervento chirurgico nel distretto aorto-iliaco, che hanno successivamente sviluppato uníinfezione protesica, sono stati trattati in modo conservativo: in 2 è stato effettuato un drenaggio chirurgico ed un’antibioticoterapia mirata; in 7, alla terapia antibiotica specifica, è stato associato il drenaggio percutaneo TC-guidato della raccolta ascessuale periprotesica. Tutti i pazienti sono stati controllati clinicamente con eco-color-Doppler e TC ogni 6 mesi.
Risultati. I 2 pazienti trattati con drenaggio chirurgico sono rimasti asintomatici rispettivamente per 2 e 3 anni prima del decesso per cause non correlate all’infezione protesica. Dei 7 pazienti trattati per via percutanea, 4 sono guariti (follow-up medio = 30.75 mesi), negli altri 3 è comparsa una fistola aorto-enterica: in 2 casi, a 75 e 77 mesi dall’intervento, con decesso del paziente, nel 3° caso, a distanza di 4 mesi dal drenaggio, il paziente è stato sottoposto a rivascolarizzazione extra-anatomica con decesso, dopo 3 mesi, per infarto miocardio acuto.
Conclusioni. Il trattamento di scelta in caso di infezione protesica è la rimozione della protesi con bypass extra-anatomico ovvero con sostituzione in situ. Il drenaggio percutaneo è una soddisfacente alternativa per i pazienti ad alto rischio, senza complicanze, nei quali un trattamento più aggressivo incrementerebbe il rischio chirurgico. Questa metodica è utile sia per conferma della diagnosi microbiologica che come approccio iniziale, quando la diagnosi è precoce, con possibilità di guarigione o, nella prospettiva di un intervento chirurgico, del miglioramento della situazione locale.

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