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ITALIAN JOURNAL OF VASCULAR AND ENDOVASCULAR SURGERY

Rivista di Chirurgia Vascolare ed Endovascolare


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ARTICOLI ORIGINALI  


Giornale Italiano di Chirurgia Vascolare 2003 September;10(3):255-67

lingua: Inglese, Italiano

Emergency surgery in thoracoabdominal aneurysms repair. Clinical outcome

Loddo P., Degiudici A., Maxia A., Pibiri L., Pisu F., Ruiu G., Zanetti P. P.

Divisione Chirurgia Toraco-Vascolare, Dipartimento Cuore, Ospedale “G. Brotzu”, Cagliari


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Obiettivo. La chirurgia degli aneurismi toraco-addominali costituisce un problema gravoso per il chirurgo e diventa una vera e propria sfida di fronte a forme in emergenza. Le varie metodiche di protezione verso le ischemie midollari, viscerali e renali quali il drenaggio del liquido cefalo rachidiano (DLCR) e/o la Bio-pump risultano spesso inefficaci o non attuabili di fronte ad un quadro di instabilità emodinamica con ipotensione protratta nel tempo.
Metodi. II lavoro presenta la nostra esperienza su 28 casi di aneurisma toraco-addominale (ATA) trattati in emergenza su 117 casi trattati dal 1994 al 2001, 23 di sesso maschile e 5 di sesso femminile di età compresa tra 33 e 83 anni (età media 62 anni). Il 57,1% sono aneurismi veri ed il 42,9% sono dissezioni. Nell’89,2% dei casi era presente una instabilità emodinamica, nel 10,7% al contrario i pazienti erano emodinamicamente stabili. Tutti i 28 pazienti sono stati sottoposti a TC con m.d.c. risultando, secondo la classificazione di Crawford, 9 del tipo I, 9 del tipo II, 8 del tipo III e 2 del tipo IV. Le particolarità tecniche da noi impiegate nel trattamento chirurgico degli ATA in emergenza vengono accuratamente riportate e discusse.
Risultati. La mortalità è stata del 42,8% (12/28) ed in particolare 4 decessi in sala operatoria, 7 entro 30 giorni, 1 caso entro 60 giorni. Suddividendo i decessi entro i 30 giorni di in rapporto alla classificazione di Crawford, 2/9 sono da attribuire al tipo I, 4/9 al tipo II, 4/8 al tipo III, 1/2 al tipo IV. La paraplegia/paraparesi (P/P), con 4 casi su 24, ha inciso per il 16,6%. Il danno midollare è stato definitivo in 3 casi su 4, e bilaterale in 3 casi su 4. L’ATA tipo II, con 2 casi di P/P su 4 (50%), è risultato essere un fattore di rischio (p=0,02), come anche l’ipotensione arteriosa protratta in fase intra e/o postoperatoria, presente nella nostra esperienza in 4 casi su 4 (p=0,01). L’insufficienza renale acuta (IRA) è presente nel 16,6% (4/24). Il ricorso alla dialisi è risultato un fattore di rischio per la mortalità ospedaliera (p=0,03). Le complicanze respiratorie hanno inciso per il 33,3% (8/24); in 3 casi l’evoluzione è stata verso la tracheostomia e 2 pazienti sono deceduti (p=0,04). Il sanguinamento postoperatorio ha inciso per il 20,8% (5/24). Il danno del nervo laringeo inferiore nel 16,6% dei casi (4/24). La sopravvivenza dei 16 pazienti dimessi dall’ospedale, con un follow-up tra 12 e 60 mesi, è stata del 50% con valutazione attuariale a 6 anni.
Conclusioni. I lavori sugli ATA rotti sono scarsamente rappresentati in letteratura, ed inoltre spesso non vengono chiaramente distinte le forme emodinamicamente stabili da quelle instabili. È noto, infatti, come le 2 classi di pazienti non siano confrontabili essendo i risultati delle forme emodinamicamente stabili non differibili dalle forme trattate in elezione. Casistiche più nutrite permetteranno di chiarire la fisiopatologia ed il trattamento chirurgico di pazienti così complessi che rimangono ai nostri giorni affidati all’esperienza dei singoli chirurghi.

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