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ITALIAN JOURNAL OF VASCULAR AND ENDOVASCULAR SURGERY

Rivista di Chirurgia Vascolare ed Endovascolare


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ARTICOLI ORIGINALI  


Giornale Italiano di Chirurgia Vascolare 2003 Settembre;10(3):223-237

lingua: Inglese, Italiano

Aneurismi anastomotici dell’aorta addominale. Trattamento chirurgico tradizionale versus endovascolare

Bracale G. 1, Porcellini M. 1, Spinetti F. 1, Cecere D. 1, Bracale U. M. 1, Del Guercio L. 1, Jausseran J. M. 2

1 Cattedra di Chirurgia Vascolare, Università degli Studi di Napoli “Federico II”, Napoli, Italy
2 Service de Chirurgie Cardio-Vasculaire, Hopital-Saint Joseph, Marseille, France


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Obiettivo. Lo scopo del lavoro è di confrontare il trattamento endovascolare e quello chirurgico tradizionale degli aneurismi anastomotici dell’aorta addominale.
Metodi. Nove pazienti (età media: 62,7 anni; ASA 2: n=5, ASA 3: n=3, ASA 4 : n=1) sono stati trattati chirurgicamente (gruppo 1) e 14 pazienti ad alto rischio chirurgico (età media: 71,8 anni; ASA 2: n=2, ASA 3: n=3, ASA 4: n=9) mediante trattamento endovascolare (gruppo II) per aneurisma anastomotico dell’aorta addominale non infetto. Due pazienti trattati chirurgicamente presentavano rottura franca o contenuta dell’aneurisma, rispettivamente. Inoltre, un aneurisma anastomotico iliaco è stato trattato mediante un’endoprotesi tubulare e 7 aneurismi anastomotici femorali sono stati trattati chirurgicamente.
Risultati. Il trattamento chirurgico è consistito nella resezione dell’aneurisma anastomotico aortico e nella sostituzione della protesi. La morbilità operatoria è stata del 25% e la mortalità del 14,3% (1 di 7) per i pazienti con aneurisma integro e 50% (1 di 2) per i pazienti con aneurisma rotto. Tutte le procedure endovascolari sono state completate senza necessità di conversione chirurgica; un’ostruzione precoce di una branca dell’endoprotesi si è verificata in 1 paziente (7,1%) ed è stata trattata mediante cross-over femoro-femorale. Non vi è stata mortalità correlata alla procedura e le complicanze (14,3%) comprendevano un attacco ischemico transitorio perioperatorio ed un ittero post-operatorio. Durante un follow-up medio di 3,8 anni (14-81 mesi) e di 4,3 anni (11-79 mesi) è stato necessario un reintervento nel 14,3% dei pazienti trattati chirurgicamente e nel 21,4% di quelli sottoposti a trattamento endovascolare per l’ostruzione di una branca protesica o per migrazione dell’endoprotesi. In un paziente è stata praticata una conversione chirurgica 46 mesi dopo il posizionamento dell’endoprotesi. La mortalità tardiva è stata sovrapponibile nei due gruppi (28,6% versus 21,4%).
Conclusioni. Il trattamento endovascolare è una metodica meno invasiva e vantaggiosa per i pazienti in età avanzata e ad alto rischio chirurgico. Non essendo ancora accertata la sua efficacia a lungo termine, il trattamento chirurgico in elezione rimane tuttora valido in pazienti di età inferiore ed a basso rischio.

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